IO DICO NO AL BULLISMO!

Il termine bullismo deriva dalla parola olandese boel che significa fratello. Successivamente tale termine si è trasformato in bully, parola inglese, che in origine significava tesoro (rivolto aduna persona). Quindi il termine bullo, da cui deriva il termine bullismo, all’inizio non aveva un significato negativo.

Con il tempo il significato del termine “bully”, da sinonimo di “bravo ragazzo”, si è capovolto fino a trasformarsi in sinonimo di “molestatore di deboli”.

Come tutti sappiamo il termime bullismo comprende tutte quelle azioni svolte da chi, giovane o giovanissimo, con estrema e disumana cattiveria si diverte a bersagliare solo vittime considerate incapaci di difendersi adeguatamente, camuffando la propria vigliaccheria in apparente forza e prepotenza.

Spesso si sente parlare al telegiornale di episodi di bullismo nelle scuole. La dinamica è quasi sempre la stessa: un gruppo di ragazzi prende di mira un altro ragazzo più piccolo, in genere un po’ imbranato o timido.

Esistono atti di “bullismo leggero” (ma sempre bullismo è) che si verificano quando un ragazzo viene preso in giro o deriso per qualche suo difetto fisico e diventa vittima di scherzi, ad esempio gli viene rubata la merenda o il materiale scolastico.

Poi, ahimè, esistono atti di “bullismo pericoloso” che si configurano come dei veri e propri reati: in questo caso il ragazzo diviene vittima di costante violenza psicologica o fisica. In genere il gruppo aspetta che il ragazzo si trovi da solo per aggredirlo, umiliarlo e ricattarlo con delle richieste che se lui non accontenta sarà vittima di violenze peggiori.

Purtroppo questi ragazzi che possiamo definire “vittime” si vergognano, fanno fatica ad ammettere di subire tali atti di bullismo, quindi non denunciano.

Perché non denunciano tali soprusi e violenze?

Il motivo è semplice: perché a questi ragazzi non piace apparire come persone paurose o incapaci di difendersi, così non cercano aiuto, non lo dicono ad altri compagni e neanche ai professori o ai genitori.

Questi ragazzini tornano a casa con delle ferite profonde nel loro animo e si chiudono nella loro cameretta rimanendo isolati da tutto e da tutti. Al telegiornale si sente pure di ragazzi o ragazze che si sono tolti la vita perché non ne potevano più.

Mi fa rabbia pensare che possano accadere queste cose a ragazzini che, come me, hanno dei sogni, dei desideri e delle speranze.

Nella mia scuola non si verificano episodi di bullismo, ma se malauguratamente qualcuno dei miei compagni più deboli si trovasse in difficoltà io lo difenderei senza pensarci due volte.

I bulli, in verità, sono dei vigliacchi che si sentono forti solo se si trovano in gruppo, mentre da soli non sono capaci di fare niente. Spesso sono ragazzi che vanno male a scuola, che non studiano e si rifanno su quelli che invece ci tengono a non prendere voti brutti. Infatti alcuni bulli minacciano le vittime costringendole a passargli i compiti o a fargli copiare quelli fatti a casa.

Oggi tutti i ragazzi della mia età, anche i più grandi, usano giochi elettronici e alcuni sono molto costosi. Talvolta i bulli usano la violenza pure per estorcere soldi o per farsi portare giochi o altro materiale elettronico.

Capita pure che dei ragazzi abbiano parlato, si siano confidati con i professori i quali hanno chiamato i genitori dei bulli senza alcun risultato.

Purtroppo alcuni ragazzi si comportano così perché sono appoggiati dalle loro famiglie che gli insegnano la violenza e la prepotenza. Quasi ogni giorno sentiamo al telegiornale notizie raccapriccianti di genitori che invece di punire i propri figli, per il loro comportamento scorretto, accusano i professori.

Quindi credo che molto dipenda dalle famiglie. Se i ragazzi hanno un buon rapporto con i genitori, se in famiglia c’è un buon dialogo e si parla di tutto, impareranno presto che la violenza è usata solo dai vigliacchi perché la vera forza non la dimostri picchiando un debole ma difendendolo.

Antonio Di Bella

Classe 2A – IC Primo Milazzo
Scuola Secondaria di Primo Grado “G. Garibaldi”

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