Con Libera e Don Luigi Ciotti una mattinata emozionante

Con Libera e il suo fondatore Don Luigi Ciotti giorno 12 febbraio un gruppo di alunni della Scuola Secondaria di 1° grado “Zirilli” hanno avuto l’onore di partecipare ad un importante incontro presso il teatro Trifiletti di Milazzo.

Appena arrivati ci ha accolto con grande entusiasmo la Dirigente dell’Associazione Libera fondata da Don Ciotti contro la mafia, che ci ha invitato a partecipare alla venticinquesima giornata della memoria delle vittime di mafia, che si terrà il prossimo 21 marzo a Palermo.   

Successivamente è iniziata l’incontro durante il quale noi studenti abbiamo potuto porre a Don Ciotti tanti quesiti riguardanti la sua esperienza e il suo impegno straordinario per affermare la legalità contro la mafia. Prima di rispondere alle nostre curiosità, però, ha voluto puntualizzare che lui non era venuto ad incontrarci solo in quanto Luigi Ciotti perché lui rappresenta un “NOI”, ovvero tutti i membri delle associazioni Libera ed Abele.

Con Libera e Don Luigi Ciotti una mattinata emozionante

Don Ciotti ci ha parlato della giornata della memoria contro le vittime di mafia che viene celebrata ogni anno il 21 marzo perché è il primo giorno di primavera, momento in cui al risveglio della natura deve corrispondere quello della coscienza civile e della legalità. Egli parlandoci della mafia si è soffermato principalmente sull’uccisione del magistrato Giovanni Falcone e della sua scorta sull’autostrada A29 del territorio di Isola delle Femmine, una terribile strage che ha segnato la storia più recente del nostro Paese e da cui è iniziato un profondo cambiamento. 

Ci ha raccontato in dettaglio un episodio che lo ha fatto riflettere abbastanza: durante il funerale del giudice Falcone una signora che era accanto a lui, addolorata, in lacrime gli prese la mano e gli disse: “Perché non dicono il nome di mio figlio ma lo generalizzano come “il ragazzo della scorta”?”. Questo episodio lo fece riflettere molto e lo portò alla consapevolezza che neanche quando una persona è morta può essere privata del proprio nome perché non è un oggetto, ma purtroppo molto spesso questo concetto non viene ricordato, senza pensare, inoltre, che eroi sono proprio coloro che si occupano della protezione degli uomini che lottano contro la mafia e che sono pronti a sacrificare la loro vita.

Don Ciotti e Giovanni Falcone si erano incontrati pochi mesi prima dell’assassinio del giudice nel tribunale di Roma; Falcone era una persona meravigliosa. Si erano ripromessi di rivedersi per prendere un caffè, cosa che poi non sarebbe successa.

Don Ciotti ha definito la mafia con un aggettivo soltanto: “parassita”, perché comincia a distruggere una persona da dentro svuotandola completamente per poi non darle più pace, pronta a colpire che cerca di contrastarla e combatterla, appunto come è successo ad esempio con i giudici Falcone e Borsellino.

Don Ciotti ci ha parlato anche un po’ della sua vita: abitava in un paesino del Veneto, ma si era trasferito ben presto perché suo padre aveva trovato lavoro in Lombardia. La sua famiglia era tanto povera che, appena trasferita, non si poteva permettere una casa. Così il datore di lavoro del padre gli diede la possibilità di vivere in una baracca all’interno del cantiere. Purtroppo, solo perché viveva in una baracca nella città veniva etichettato come povero e veniva disprezzato da tutti. Questa situazione non fece male solo a lui, ma anche e soprattutto alla madre, che, non potendosi permettere di comprargli le cose che ogni ragazzo ha, si metteva a piangere pensando che nessuno la vedesse.

Ogni giorno per andare a scuola Don Ciotti passava vicino ad una panchina dove sedeva un barbone; un giorno decise di chiedergli se volesse qualcosa da mangiare. Il barbone non gli rispondeva, cosi egli pensò che fosse sordo. Qualche giorno dopo invece egli cominciò a fidarsi di quel giovane che gli aveva dato attenzione e iniziò a parlargli e ben presto diventarono amici. Un giorno mentre stavano parlando il barbone gli disse: “Ragazzo come mai stai qui con me? Ormai sono vecchio e tra poco non ci sarò più, lasciami stare. Tu devi aiutare loro.” E indicò col dito il bar di fronte dove c’erano dei ragazzi che avevano dei comportamenti sospetti e che di sicuro erano responsabili di qualche attività illegale.                                                      

Pochi giorni dopo la panchina era vuota e il barbone non c’era più. Il giovane Luigi aveva deciso di iniziare la sua “missione” proprio tra quei giovani sbandati.

Il fondatore di Libera ci ha parlato a lungo del fenomeno della mafia, che non esiste soltanto in Sicilia ma che si estende in tutta l’Italia, soltanto che al sud viene alla luce più spesso. Purtroppo, pur silenziosamente, la mafia agisce ancora e non è stata sconfitta. Le vittime di mafia sono tante, troppe, ma di queste si conosce soltanto una parte di verità, perché si sa, ma si ha paura di parlare. Don Ciotti ritiene che in Italia ci siano troppe leggi ma poca “Legge” e non si fa attenzione alle vere e proprie ingiustizie.

Don Ciotti e l’associazione Libera attraverso questo incontro hanno voluto non solo parlarci dell’importanza di manifestare contro la mafia, ma ha cercato soprattutto di darci degli importanti insegnamenti che ci serviranno in futuro quando da adulti dovremo fare delle scelte ed essere cittadini attivi e consapevoli nella società di cui facciamo parte.

Anna D’Amico

3^ D Zirilli

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