La pena di morte

La pena di morte non serve alle vittime e non ha effetto deterrente nei confronti dei crimini

(António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, 10 ottobre 2017)

La pena capitale è ancora oggi utilizzata, per punire i colpevoli di reati più o meno gravi. Sebbene in moltissime parti del mondo non esista più come pena, essa è ancora presente in parecchi Stati, anche molto differenti tra loro per grado di sviluppo o per tipo di governo vigente.

Poco più di duecentocinquanta anni fa, Cesare Beccaria, scrittore dell’Illuminismo italiano, pubblicava nel 1764 “Dei delitti e delle pene”, opera che avrebbe cambiato per sempre la concezione della pena di morte, evidenziando quanto essa fosse inutile, sbagliata e ingiusta sotto vari aspetti. Ispirandosi alla visione di Beccaria, moltissimi monarchi iniziarono ad abolire questo tipo di atroce punizione, sostituendola con altre, più leggere ma soprattutto utili per la società. Personalmente, mi trovo d’accordo sotto quasi tutti gli aspetti, con la visione del Beccaria. Sostengo anch’io che nel mondo di oggi, questa non sia più una scelta contemplabile per moltissime ragioni. Innanzitutto è totalmente inutile a livello di deterrente per il compimento di altri reati e ritengo, inoltre, che il diritto alla vita sia qualcosa di ineludibile ed inalienabile, che uccidere qualcuno che ha ucciso, renderebbe anche noi stessi assassini, e, quindi, sono contento che l’Italia come tutta l’Unione Europea abbia deciso di abolire la condanna a morte. La nostra Costituzione del 1948, ha sancito, infatti, l’abolizione della pena capitale, che solo nel 1994 è completamente scomparsa dal nostro Paese con l’eliminazione dal Codice militare di guerra.

Tuttavia, nonostante io abbia un’idea abbastanza definita sull’argomento, non biasimo affatto chi abbia un pensiero diverso dal mio. Il motivo principale per cui sostengo che le opinioni al riguardo possano essere molto varie tra loro, oltre al fatto che le opinioni di tutti, se ben argomentate, sono preziose, è che la questione è molto delicata e, a parer mio, non si potrà mai trovare una soluzione che accontenti ogni singolo individuo. Le Leggi, sono dei dettami che si fondano sull’opinione della maggioranza delle persone, votate dai rappresentanti nei vari Parlamenti, ma non sempre rispecchiano il volere di tutti. Le leggi sulla pena di morte sono, però, particolari e interessano anche la dimensione morale, perché trattano del diritto più importante per una persona: la vita. Ne deduco, pertanto, che sebbene si provi ad accontentare l’opinione pubblica, probabilmente non si giungerà mai a una soluzione comune accettata e condivisa totalmente e, in questo caso, più di quanto possa accadere con una qualsiasi altra legge. Un aspetto su cui sembrano, però, essere tutti d’accordo, sia gli abolizionisti che i fautori della sentenza capitale, è che la pena di morte non deve mai più articolarsi in un eclatante esecuzione, agli occhi del pubblico, non solo per rispetto del popolo ma anche del condannato. La dignità umana deve sempre essere mantenuta.

Allegra Lorenzo

IIB Liceo Classico

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