BAKHITA: NATA SCHIAVA, DIVENTATA SANTA

Bakhita la sua storia sembra uscita da uno dei libri di romanzi più fantasiosi e emozionanti ma, purtroppo o menomale, non è così. La sua famiglia era composta da lei, sei tra fratelli e sorelle, sua madre e lo zio, che era il capo villaggio. Un giorno in Darfur, mentre raccoglieva fiori per i campi, dei pastori nomadi arabi l’hanno rapita e, una volta ammanettata e spintonata per tutto il campo, l’hanno addirittura minacciata di morte con un fucile puntato alla testa.

BAKHITA: NATA SCHIAVA, DIVENTATA SANTA

Lei raccontava molto spesso questo episodio e, con le lacrime agli occhi, continuava a raccontare, dicendo come l’hanno rinchiusa da sola in un bugigattolo facendola gridare e chiamare il nome della madre inutilmente per ore, e di come, traumatizzata, avesse scordato persino il suo nome. Bakhita, infatti, è stato un nome dato in seguito da una delle tante famiglie in cui ha servito e, ironia della sorte, significa “la fortunata”. Dopo molti giorni di prigionia, fortunatamente riuscì a scappare ma, dopo aver camminato sperduta per giorni, chiese aiuto all’uomo sbagliato: era un altro commerciante di schiavi, che la rapì e la vendette ad un uomo che la violentò, ancora bambina. Passò da famiglia in famiglia, senza essere mai stata considerata una donna, una persona, un essere vivente… maltrattata nelle peggiori maniere, ma senza mai aver portato rancore a nessuno. Una delle ultime famiglie che la comprarono fu quella di un importante generale turco, dove subì molti maltrattamenti, tra cui uno fu il tatuaggio, che consisteva in tagli profondi circa un centimetro che si praticavano sulla carne con un rasoio e nei quali in seguito, per farlo notare sempre, si inserivano dei granelli di sale grosso all’interno.

BAKHITA: NATA SCHIAVA, DIVENTATA SANTA

In seguito arrivò nella casa di un illustre agente consolare italiano, che l’assunse come tata per la figlia, ma in Italia non si erano mai viste persone di colore e, per questo, appena arrivata ricevette i più brutti insulti che potessero farle; addirittura pensarono che fosse la reincarnazione del diavolo. Nonostante tutte questi pensieri malpensanti che il popolo aveva verso Bakhita, con la figlia dell’agente, Mimmina, costruì un legame molto forte. In Italia conobbe anche Illuminato Cecchini, che la fece convertire al cristianesimo e, anche se quando era arrivata non era nemmeno a conoscenza di questa religione, diventò molto credente e metteva la fede al primo posto. Per questo motivo decise di ricevere i sacramenti e, all’età di 20 anni, si battezzò e nello stesso giorno si cresimò e fece la prima confessione. Molto presto lasciò il lavoro e nel 1893 prese i voti.

BAKHITA: NATA SCHIAVA, DIVENTATA SANTA

Bakhita muore l’8 febbraio del 1947. Nel 1959 si iniziò il processo di canonizzazione, ma per diventare santa doveva compiere un miracolo, che non tardò ad arrivare. Questo miracolo ha salvato una signora che era destinata all’amputazione degli arti inferiori, già completamente ricoperti da piaghe che arrivavano fino alle ossa. Un giorno, andando a messa, invocò nelle sue preghiere Bakhita, chiedendole di salvarla. Arrivata a casa, le piaghe erano completamente sparite e non dovettero amputare le gambe. Dopo questo miracolo, il primo ottobre del 2000 papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata santa e la ricorrenza si celebra l’8 febbraio, data della morte dell’ormai santa Giuseppina Bakhita.

Chiara Imbesi

Classe II, Scuola Sec. di 1° grado “Foscolo” di Barcellona P.G.

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