L’Oro della nostra terra. Barcellona: città degli agrumi.

Agrumi: se Pinocchio fosse vissuto in Sicilia avrebbe certamente dato ragione a quei due furfanti del Gatto e la Volpe, che gli dissero che l’oro nasceva sugli alberi. E l’oro infatti a Barcellona Pozzo di Gotto spuntava sui nostri i rami ed era l’oro “giallo” e “rosso” degli agrumi di Sicilia, quegli stessi agrumi che diedero una forte spinta all’economia barcellonese dall’ ‘800 fino agli anni Ottanta del ‘900.

L’Oro della nostra terra. Barcellona: città degli agrumi.

La nostra città, in quel periodo, vantava infatti un importante commercio di agrumi che venivano prodotti e trattati sia a livello familiare che in piccole industrie che presto divennero veri e propri centri di distribuzione, non soltanto all’interno della penisola ma anche in Europa. Dalla vecchia stazione ogni giorno partivano vagoni e vagoni, molti dei quali refrigerati col ghiaccio, stracolmi di agrumi destinati al consumo di coloro che ne avrebbero apprezzato il colore, l’odore e il sapore.

La storia dell’agrumicoltura barcellonese è stata ampiamente ricostruita dal prof. Antonino Quattrocchi e cui i risultati sono stati trattati in un convegno dal titolo “Una scuola per il Territorio: valore alla tipicità” organizzato dall’IPSAA “F. Leonti” di Barcellona e tenutosi, non casualmente, nell’Auditorium Parco “Maggiore La Rosa”, l’antico caricatore della stazione ferroviaria cittadina che è l’emblema di questa fiorente attività, come lo è il monumento eretto proprio davanti alla storica stazione.

L’Oro della nostra terra. Barcellona: città degli agrumi.

È il nostro “Seme d’arancia”, una grandissima opera del nostro conterraneo Emilio Isgrò, inaugurata nel 1998, tributo alla nostra bellissima terra e per tutti noi un simbolo perché rappresenta il mezzo per comunicare alle generazioni future e a quelle attuali la volontà di una concreta rinascita. Naturalmente noi siamo ancora circondati da tantissima bellezza e le presenze arboree esistenti nel nostro territorio arricchiscono e migliorano l’immagine di Barcellona. Da questo luogo partiva un tempo tantissima ricchezza che si diffondeva fino ad arrivare in America. Ma se dalla stazione il prodotto partiva, nelle fabbriche veniva lavorato e preparato per essere trasformato.

L’Oro della nostra terra. Barcellona: città degli agrumi.

La fabbrica era dunque il luogo di trasformazione per l’ottenimento del succo e dell’essenza, e gli agrumi diventano l’oro giallo delle famiglie che con esso viveva e migliorava le proprie condizioni, così come migliorava l’economia della città che viveva anni di rinascita economica. Gli agrumi acquistavano, per i barcellonesi, un valore assoluto e diventavano simbolo di bellezza e prosperità. Le prime notizie degli agrumi in Sicilia sono molto lontane e un grandissimo storico della storia siciliana, Denis Mack Smith, scrisse diversi anni fa che in Sicilia gli arabi portarono limoni e arance amare e realizzarono eccellenti sistemi di irrigazione. Gli arabi provenivano da un contesto territoriale dove la siccità era imperante e quindi riuscirono a valorizzare questo territorio con pregi ambientali altamente superiori rispetto a quelle del Nord Africa e del Medio Oriente. Qui gli agrumi trovarono un ambiente favorevole, diventando tanto rigogliosi da sembrare opere d’arte. In Sicilia, del resto, gli agrumeti non sono chiamati “agrumeti”, in Sicilia sono chiamati “giardini” e nella parola giardino c’è tutto: c’è il colore, c’è l’odore, c’è il tripudio dei sensi. I giardini profumano di arance e di limoni, di mandarini e di pompelmi, agrumi che agli occhi di un poeta, di un viaggiatore, di un pittore, di un romanziere diventano di una bellezza incommensurabile.

Gli agrumi nella tradizione del nostro territorio”,

Nel 1160 il poeta siculo-arabo Abd ar-Rahman così descriveva il fascino straordinario degli agrumi siciliani: “Le arance dell’isola sono simili a fiamme brillanti tra rami di smeraldo e i limoni riflettono il pallore di un amante che ha trascorso la notte in lacrime per la lontananza dell’amata”. Sette secoli dopo gli fa eco Goethe, che si era innamorato dell’aria di quaggiù tanto da dire che l’Italia, senza la Sicilia, «non lascia alcuna immagine nell’anima». La loro bellezza è tale che lasciano una traccia indelebile. Numerosi sono infatti le opere ispirate agli agrumi di Sicilia, basti pensare ai limoni di Pirandello, ai limoni di Guttuso. Tuttavia la produzione degli agrumi ai fini commerciali, nel barcellonese, non è immediata e avviene solo più tardi, tanto che fino al 1758 non si rivela commercializzazione di agrumi o di derivati e, pur essendo già praticata, l’agrumicoltura non aveva ancora assunto le dimensioni che poi vedremo nei secoli successivi quando, sviluppatasi, stimolerà una fortissima imprenditoria privata e la diffusione del prodotto. Sarà l’unione tra Barcellona e Pozzo di Gotto, nel 1835/36, a dare alla città quella forza e quella marcia in più per diventare, come dicono gli storici barcellonesi a partire da Rossitto e poi Cassata, il primo grande centro abitato della provincia dopo Messina. Barcellona, fino al 1830, era infatti un piccolo paese, ma la coltivazione degli agrumi aveva iniziato già il suo sviluppo e continuava a crescere, finché la coltura prosperò diventando sempre più importante e ricca. Ma come ben sappiamo le attività, le aziende, hanno un riscontro sul territorio se ci sono le infrastrutture e di conseguenza divennero importanti fattori per l’avvio di un florido commercio sia quella che una volta era la strada provinciale, oggi strada statale, che permetteva di raggiungere i mercati di Messina, Milazzo e quindi i porti, sia la stazione, che veniva aperta nel 1891-92 e naturalmente accorciava ancora di più le distanze. Per gran parte del ’900, quantomeno fino al 1950, continuò il boom della coltura degli agrumi facendo registrare un aumento notevole dei terreni coltivati ad agrumi. Purtroppo agli inizi degli anni ’60 incominciò un lento declino che, nell’arco di un ventennio, si manifestò pienamente. Intorno agli anni ’80 quella ricchezza diffusa venne a mancare, così come mancò il lavoro nei magazzini e il lavoro di esportazione del prodotto fresco e, di conseguenza, le partenze diminuirono drasticamente. La crisi ormai aveva raggiunto il suo culmine e la bellezza sembrava spegnersi. La causa di tutto ciò fu, certamente, l’avanzata del cemento e le scelte politiche comunitarie sbagliate, ma soprattutto la concorrenza estera: alla Spagna, anch’essa patria storica degli agrumi, si aggiungono oggi Tunisia, Marocco, Turchia, con costi di produzione bassissimi.

Allora addio alle lumìe di Pirandello, ai limoni di Guttuso, allo stupore di Stendhal, che meravigliato domandava «Esiste davvero un Paese dove alberi così meravigliosi crescono in piena terra?», abituato a vederli d’inverno solo dentro una serra? Eppure la forza della natura trova una via d’uscita e nonostante questa triste realtà, dal canto suo, il vivaismo continua ad avere la forza di emergere e ad ottenere un grande successo grazie all’opera di riconversione degli agrumi industriali in agrumi ornamentali, maggiormente richiesti dal mercato. Questa nostra nuova bellezza conquista, oggi, i mercati del Nord e i mercati dell’Europa. Barcellona Pozzo di Gotto rimane comunque la città degli agrumi e questo non va dimenticato.

Gli agrumi nella tradizione del nostro territorio”,

Per questo motivo sempre più frequentemente vengono promosse iniziative da alcune associazioni, come ad esempio la “Festa dell’Arancia”, giunta già alla sua settima edizione e voluta dall'”Associazione culturale etnografica ambientale Jalari” per promuovere e difendere la produzione siciliana di agrumi. Di grande pregio anche la Mostra dal titolo “Gli agrumi nella tradizione del nostro territorio”, organizzata quest’anno dal “Rotary Club” di Barcellonapresso la Galleria Civica con un’esposizione Etnoantropologica allo scopo di rievocare – attraverso, quadri, fotografie e svariati oggetti di altri tempi – gli antichi mestieri legati a questa attività, come quella dello “Spiritaru”, l’artigiano preposto all’estrazione degli oli essenziali dagli agrumi. Grazie a queste iniziative molti giovani possono così conoscere, “per non dimenticare”, il passato e la storia della loro città, una città che, grazie anche ad un progetto di rinnovamento dell’“arredamento del verde” avviato già da qualche anno, vede le vie del nostro paese adornate da bellissime piante di aranci amari che le colorano e illuminano con quella brillantezza che solo l’oro della nostra terra sa regalare. 

Rita Chiara Scarpaci

Classe II, Scuola Sec. di 1° grado “Foscolo” di Barcellona P.G.

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