“The economy of Francesco” e l’economia della ciambella

Si è svolto ad Assisi in modalità on-line “The Economy of Francesco”, l’appuntamento voluto da Papa Francesco cui hanno preso parte numerosi giovani imprenditori, i cosiddetti “changemakers”, coloro che sono capaci di creare cambiamenti con un forte impatto sociale e quindi, in questo caso, promotori di attività economiche che mirano al bene comune e sostenuto dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Nella lettera del primo maggio 2019, il Pontefice aveva spiegato il senso profondo dell’evento “The Economy of Francesco”, inizialmente previsto ad Assisi dal 26 al 28 marzo di quest’anno e poi spostato a causa della pandemia, “Restituire un’anima all’economia”.

“Quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda. Un evento che ci aiuti a stare insieme e conoscerci, e ci conduca a fare un “patto” per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani.”

Duemila i giovani che ad Assisi, dove San Francesco si spogliò della sua ricchezza, hanno trovato il cuore di un mondo che guarda a un’etica della solidarietà capace di vicinanza, di premura, di condivisione”. Insomma, un “atto di fondazione di un’economia alternativa”.

Spazio quindi al dialogo e al confronto su esperienze concrete vissute nei cinque continenti dalle quali si può imparare e trarre ispirazione per cambiare l’economia “perché – si legge nel documento “Ma cosa posso fare io?” – tutti siamo ‘attori economici’, attraverso le decisioni che prendiamo ogni giorno, a volte liberamente, a volte spinti dalla necessità”.

Ne è un esempio l’economia della ciambella di Kate Raworth, ricercatrice e docente inglese, tra i primi dieci economisti più influenti al mondo secondo The Guardian. Un modello che rappresenta il mondo appunto come un disco in cui una fascia verde (la ciambella) contiene le risorse del pianeta, mentre i consumi in eccesso si trovano all’esterno (e «premono» sulla ciambella) mentre chi non ha l’indispensabile si trova nel «buco» centrale.

In base al modello della ciambella non esistono Paesi “sviluppati”: siamo tutti Paesi “in via di sviluppo”. Una economia giusta e di prosperità deve vivere in quello “spazio magico” dove ogni persona ha la dignità sociale del lavoro, del cibo e dell’acqua senza sorpassare il limite ecologici.

 E’ questo uno spazio per l’economia del futuro ed è quindi la sfida della strada da percorrere se vogliamo entrare nella ciambella: creare delle interconnessioni tra il benessere economico, sociale e ambientale, sostituire all’economia degenerativa del XX secolo un’economia circolare e rigenerativa, capace di rigenerare i sistemi naturali e di redistribuire le risorse, che, anziché sprecate, possono essere riutilizzate per costruire qualcosa di duraturo per consentire a tutti di vivere una vita dignitosa in uno spazio sicuro ed equo.

Franca Genovese

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