Votare significa ESSERCI, difendere la propria identità storica e civile.

Astenersi dal votare? Mancanza di rispetto per sé stessi oltre che per la nostra storia. Questo vuol dire astenersi dal voto e disertare le urne. Il voto, un diritto ormai così “scontato” per noi giovani perché appartenente alla nostra cultura, di cui tutti i maggiorenni possono godere, è ormai troppo “naturale”, anche se in realtà cosi tanto “scontato” e “naturale” non è, così come non lo è stato certamente fino a qualche decennio fa.

Votare significa ESSERCI, difendere la propria identità storica e civile.

Il processo che ha portato a ottenere il tanto aspirato suffragio universale è stato di certo lungo e tumultuoso, segnato da avvenimenti importanti e spesso eccezionali: è perciò necessario conoscerne la storia. Tutto inizia con l’unificazione, nel 1861, quando sotto il sistema applicato dallo Statuto Albertino viene concesso il voto solamente agli uomini di età maggiore ai 25 anni che fossero alfabetizzati e che potessero pagare almeno 40 lire. Questi rappresentavano solo il 2% dell’intera popolazione ed erano coloro che avevano il diritto di esprimere il proprio giudizio attraverso il voto e che sceglievano anche per il restante 98%. Nel corso degli anni si effettuarono vari cambiamenti, che comportarono l’abbassamento dell’età minima per usufruire del diritto al voto, passando da venticinque a ventuno anni e, addirittura, a diciotto per chi avesse partecipato alla prima guerra mondiale. Il diritto a votare fu esteso poi anche agli analfabeti, dapprima con minimo trent’anni d’età e poi anche per loro si abbassò a ventuno.

Votare significa ESSERCI, difendere la propria identità storica e civile.

Solo nel 1918 nel Regno Unito finalmente si assiste ad una prima svolta significativa, a seguito alle continue richieste, non sempre pacifiche, delle “suffragette”, ovvero delle donne che, non solo nell’ambito del voto, avevano lottato per ottenere il riconoscimento della parità all’uomo.

Il movimento che rivendicava la loro emancipazione fu in certi casi anche violento, con atti estremi come quello di incatenarsi alle ringhiere delle città o di danneggiare vetrine e negozio o, ancor più grave, incendiare due stazioni ferroviarie. Sulla scia di queste manifestazioni altri gruppi di attiviste si organizzarono, come accade nel 1906, quarant’anni prima del riconoscimento del suffragio universale, quando dieci maestre delle scuole rurali nella provincia marchigiana chiesero alla Commissione elettorale di Ancona di essere iscritte nelle liste dei comuni di Senigallia e Montemarciano.

difendere la propria identità storica e civile.

Questa espresse parere favorevole in quanto le maestre avevano “i diritti civili e politici nel regno, sapevano leggere e scrivere ed erano munite della patente di maestre elementari”. Alle dieci pioniere seguirono altri grandi esempi di donne forti e di grande spessore intellettuale, come Anna Maria Mozzoni o Maria Montessori. La battaglia aveva raggiunto ottimi risultati, tuttavia subì una battuta d’arresto in quanto fermata dall’avanzata del Fascismo. Ma proprio il fascismo, che le voleva angeli del focolare e madri prolifere, attraverso organizzazioni femminile fasciste, “i Fasci”, le porta fuori delle loro case e le modernizza, alimentando il fuoco del desiderio di uguaglianza e parità.

Votare significa ESSERCI, difendere la propria identità storica e civile.

Tuttavia solo quasi trent’anni dopo, nel 1945, si arriva al suffragio universale per uomini e donne, che soprattutto per le seconde rappresenterà una svolta fondamentale ed epocale che il quotidiano “l’Unità” commenterà così: «Questo avvenimento è una grande vittoria della democrazia, giacché una forza politica nuova viene immessa nella vita nazionale (…)Una ventata di sano buon senso entrerà sicuramente nella vita politica, e nella vita amministrativa entrerà con le donne un maggior spirito di concretezza (…)». Prima dai ventuno anni e poi dai diciotto nel 1975, i maggiorenni avranno diritto di voto e nel 1946, anno storico poichè il celebre 2 giugno la Repubblica batte la Monarchia, tutti gli italiani, uomini e donne, si recano alle urne per compiere quel gesto per cui hanno sempre lottato.

costituzione art.48

Allora perché comportarsi così adesso? Perché disertare quelle urne per le quali i nostri avi avevano così faticosamente combattuto? Votare non è solo un diritto, è anche un dovere forse, in un certo senso anche una necessità morale. Mi riferisco soprattutto ai giovani, a coloro che presto saranno in grado di votare, perché non seguano le orme di chi disprezza il proprio diritto o di chi se ne infischia disattendendolo. Non è forse vero che siamo noi a costruire il nostro futuro e quello di coloro che ci succederanno? Vogliamo davvero lasciare le nostre scelte in mano a qualcun altro? Vogliamo davvero negarci della possibilità di dire la nostra? Un giorno, allora, se qualcosa non andrà come avevamo sperato, se quel qualcosa potesse essere stato diverso da com’è grazie al nostro contributo, al nostro voto e a quello delle altre persone, a quel punto, come non abbiamo sfruttato in nostro diritto di voto, non potremmo pretendere quello di dire nulla a riguardo, inghiottendo il boccone amaro e tacendo. Secondo le statistiche attualmente già più del 40% della popolazione si rifiuta di esprimere una preferenza e non si presenta al seggio elettorale, ma i provvedimenti per cui il referendum o l’elezione erano stati istituiti non vengono annullati, vengono attuati secondo il volere di chi si è presentato, di chi non ha lasciato il foglio elettorale in bianco, e alla fine tutti devono sottostare alle scelte di alcuni. Che senso ha allora non presentarsi se il risultato interesserà anche noi? Se anche noi dobbiamo vivere in questo Paese? E’ pur vero che spesso siamo delusi dai risultati, è vero che spesso ci sentiamo traditi da chi abbiamo sostenuto e da quello in cui credevamo, ma comunque abbiamo avuto la possibilità di dire la nostra, di “partecipare”, di ESSERCI. E allora dico ai giovani: crediamoci ancora… e voti chi può! Voti sempre! Voti comunque! Perché votare è anche lottare e difendere sé stessi e la propria identità storica e civile.

Rita Chiara Scarpaci

Classe II, Scuola Sec. di 1° grado “Foscolo” di Barcellona P.G.

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