Introduzione allo studio del diritto. (parte prima)

La Comunità

L’essere umano ha sempre avvertito l’esigenza di condividere la propria esistenza con gli atri.  Tal esigenza non è solamente di natura spirituale, perché la collaborazione di altri esseri umani è necessaria per affrontare e risolvere i problemi quotidiani e per sfruttare al meglio le risorse naturali disponibili. Da questa esigenza avvertita da ogni singolo essere umano deriva l’abitudine di organizzare vita in comunità.

Una comunità è un insieme di esseri umani che condividono lo stesso ambiente fisico formando un gruppo riconoscibile, unito da vincoli organizzativi, linguistici, religiosi, economici e da interessi comuni.

L’appartenenza ad una comunità è caratterizzata da una storia comune, ideali condivisi, tradizioni e costumi. A volte è la lingua l’elemento più fortemente identificativo degli appartenenti ad una comunità. In alcuni casi le comunità sono legate da qualche ideologia comune a tutti gli appartenenti, quasi da diventare un’estensione della famiglia. Una dimensione di vita comunitaria implica tipicamente la condivisione di un sistema di significati, come norme di comportamento, valori, religione, una storia comune, la produzione di artefatti.

 

La Comunità e le regole di comportamento

Tuttavia la vita comunitaria, implica necessariamente l’utilizzo di alcune regole di comportamento tese a disciplinare la civile convivenza e a indirizzare l’attività dei singoli esseri umani membri di una comunità al raggiungimento degli obiettivi che la stessa si prefigge, quali la risoluzione dei problemi quotidiani e il migliore sfruttamento delle risorse naturali disponibili a vantaggio di tutti i membri della comunità.

Ad esempio immaginiamo un piccolo gruppo familiare composto di quattro persone (padre, madre, due figli) che disponendo di 1 Kg. di pane, decide una semplice regola di comportamento la quale ad ognuno di essi viene assegnata l’autovettura o una porzione di 250 gr..

 

Il Diritto e le norme della comunità

Le singole regole di comportamento comunitarie sono definite “NORME”.

Le Norme possono avere un semplice valore sociale, perciò indicativo ma non perentorio (es. regole della buona educazione).

Le Norme Giuridiche hanno un valore perentorio, perché finalizzate al raggiungimento della civile convivenza. Tutte le norme giuridiche che vanno obbligatoriamente rispettate dai membri di una comunità sociale organizzata formano un insieme definito Ordinamento Giuridico, perché  logicamente organizzato.

Per Diritto Naturale si intende quell’insieme di comandamenti che sono nella coscienza stessa dell’essere umano e ne soddisfano la sete di giustizia. L’anima dell’uomo tende al giusto ed il Diritto Naturale è il pieno raggiungimento di ciò che la coscienza grida.

Il diritto naturale è ciò che la comunità sente come propria verità e giustizia; assimilabile ad una sorta di carta giuridica non scritta tendente al giusto in terra.

Il diritto di ogni essere umano alla vita, al nome, alla libertà ed all’altrui rispetto sono il nocciolo del diritto naturale.

Il Diritto Positivo cioè il complesso delle norme emanate da organi a tal fine preposti con atti contenenti  regole obbligatorie per tutti i membri di una comunità deve, o dovrebbe, essere la mera esplicazione dei principi dettati dal diritto naturale.

La convivenza nelle comunità umane (“popolo in cammino”) è difficile. Talvolta accade, per un’insieme di fattori storici, culturali, economici e politici, che le norme di diritto positivo divergano dal Diritto Naturale; ciò causa disagi e disapprovazione dei membri della comunità nei confronti della classe governante pro-tempore per gli ingiusti cambiamenti imposti nella forma di convivenza.

Il Diritto Naturale fonda le sue radici nella storia, nella sua cultura, nella religione e nelle tradizioni ed infine anche nei desideri comuni ad un intero popolo e costituisce il termine di paragone a cui sono sottoposte tutte le regole del Diritto Positivo, che vengono valutate in giustizia e capacità di servire l’intera comunità, anche perché emanate dalla classe governante pro-tempore, solitamente espressione di una sola parte della nazione stessa.

 

Il Diritto e l’Economia come “Scienze sociali”

Lo studio del diritto e della società può essere definito come lo studio dei rapporti esistenti tra gli esseri umani.

Altre scienze sociali studiano i rapporti esistenti tra gli esseri umani (politica, psicologia, antropologia, economia), ma, lo studio e l’analisi sistematica delle regole comportamentali è analizzato esclusivamente dalle discipline giuridiche.

Gli studiosi delle scienze sociali che si occupano prevalentemente del diritto e degli ordinamenti giuridici tendono ad avere molto in comune, indipendentemente dalla specializzazione disciplinare e lo stesso può dirsi, in misura crescente, anche di quegli storici che studiano i fenomeni giuridici da un punto di vista esterno.

Tuttavia, gli economisti che studiano necessariamente il diritto e i vari istituti giuridici tendono a distinguersi dagli altri studiosi delle scienze sociali, e in questa raccolta di Appunti ci occuperemo anche dei rapporti tra il diritto e l’economia.

Ad esempio si può affermare che gran parte delle norme giuridiche esistenti disciplinano lo sfruttamento delle risorse naturali disponibili investendo l’attività degli operatori economici. Pertanto si può affermare che il Diritto e L’Economia guardano agli stessi comportamenti umani da due punti di vista diversi, interdipendenti tra loro.

Anche Karl Marx ed altri economisti hanno fornito contributi importanti allo studio sociale del diritto, e il loro impianto concettuale continua a influenzare gli studiosi moderni. Nelle opere di Marx si trovano molti riferimenti sparsi al diritto e alle istituzioni giuridiche e la sua distinzione tra ‘struttura’ e ‘sovrastruttura’ ha suscitato notevoli discussioni anche in riferimento al diritto. Nei termini propri del marxismo i rapporti di produzione rappresentano la ‘base’ di ogni società, mentre la sovrastruttura (che comprende l’arte, la letteratura e il diritto) riflette semplicemente tale struttura e si modifica in concomitanza con essa. Alcuni teorici marxisti più recenti, tuttavia, hanno messo in evidenza la funzione ideologica delle istituzioni giuridiche, ossia il ruolo che esse assumono nel convincere i membri di una data società che l’ordine costituito è giusto e necessario.

Anche le società semplici (piccoli gruppi informali, famiglie, istituzioni ‘private’, etc.) hanno un ‘governo’. In questi contesti vigono norme e, anche se trattasi di semplici regole tramandate verbalmente, per cui è legittimo parlare di ‘diritto’ anche in questi casi.

Per capire il comportamento di gruppo, si possono osservare i risultati di un esperimento sull’alimentazione, che prevedeva l’isolamento di un gruppo di volontari per parecchi mesi, Walter Weyrauch ha osservato come i soggetti dell’esperimento elaborassero un insieme di regole che poi seguivano volontariamente, dando luogo così a un ‘codice’ di leggi spontaneo (v. Weyrauch, 1971).
Le norme delle società possono essere anche non sono scritte o codificate, e lo stesso vale per le ‘regole’ operanti all’interno della famiglia. Quando si pensa alla ‘legge’, in genere si pensa a regole formali, in particolare a regole scritte. Sebbene dal punto di vista sociologico sia significativo che le popolazioni moderne concepiscano in questo modo il diritto e le istituzioni giuridiche, tuttavia il carattere formale non costituisce un criterio idoneo per distinguere la bontà operativa dei sistemi giuridici. La sfera della ‘consuetudine’ o dell’etica professionale senza dubbio non ha una dimensione formale, ma va tenuta in considerazione.

 

Lo Stato ed i suoi Elementi Costitutivi

Indipendentemente dalle dimensioni della comunità (piccola famiglia o grande apparato statale), la convivenza non è possibile senza un alto grado di consenso sulle norme, che però può essere sostituito dal consenso sull’autorità.

Cioè, anche senza un pieno consenso sulle singole norme, il consenso sulla necessità di un’autorità legittimamente costituita può preservare la coesione sociale.

Quest’ultimo tipo di consenso, in effetti, è ancora più essenziale nelle società complesse, in cui è impossibile un autentico consenso sulle singole norme, al suo posto subentra quello di massima sull’autorità, sulle strutture di autorità e, soprattutto, sulla legittimità dello stesso sistema giuridico.

Ci si può chiedere con occhio critico in che misura le singole regole riflettano l”opinione pubblica’, quale sia l’impatto su di esso delle nuove tecnologie (computer, ingegneria genetica,etc.), in che modo sia plasmato dai gruppi di inter