Le migrazioni del passato e del presente

Oggi, come un tempo, l’umanità è costretta a dover superare i molteplici problemi che la affliggono e spesso trova una possibile soluzione nella migrazione. Sono considerate migranti le persone che vivono in un luogo diverso rispetto a quello di origine e i motivi principali per cui si assiste frequentemente a fenomeni migratori sono la mancanza di cibo e acqua, di lavoro, o a causa della guerra. I profughi di guerra sono, infatti, persone che non vengono perseguitate personalmente, ma che sono costrette a scappare come conseguenza dell’avanzata della violenza.

Le migrazioni dei popoli sono comunque un fenomeno persistente durante tutta la storia dell’umanità. Le prime popolazioni a migrare in modo consistente furono quelle barbare che, spinte dall’avanzata degli Unni, invasero il territorio dell’Impero romano d’Occidente. Esse furono inizialmente accolte e, col passare degli anni, si integrarono nel territorio imperiale, dando origine alle popolazioni romano-barbariche. La fine dell’Impero romano d’Occidente iniziò, però, proprio quando i Romani smisero di facilitare l’integrazione alle popolazioni straniere e per qualche storico il vero motivo della sua caduta fu proprio l’esaurimento della capacità di gestire con cautela la sfida dell’integrazione. Fino alla fine del IV secolo, infatti, i romani attuarono un‘efficiente politica di accoglienza: gli immigrati venivano a poco a poco integrati facendoli vivere da subito nelle campagne e preparando l’ingresso agli stranieri in base all’aumento o alla diminuzione della popolazione o alle esigenze dei proprietari terrieri. Questa politica fu successivamente abbandonata, poi iniziarono le invasioni vere e proprie e l’Impero non fu più in grado di controllarle, agevolando così notevolmente la dissoluzione della sua parte occidentale. Al contrario la parte orientale sopravvisse ancora per un millennio grazie al progetto di assimilazione degli stranieri che non fallì, anzi inaugurò l’inizio dell’impero di Bisanzio.

Nonostante il passare dei secoli, le regole delle migrazioni valgono ancora. Negli ultimi anni si è assistito, anzi, ad un forte aumento del fenomeno dell’immigrazione clandestina in Europa, cioè il trasferimento in un paese senza permesso di soggiorno. I cosiddetti clandestini, provenienti dal Marocco, dall’Algeria, dall’Iraq, dalla Somalia o da altri paesi poveri o in guerra, salgono su “barconi” che si dirigono verso i Paesi europei più ricchi in cerca di una speranza per una vita migliore. Molti di questi sbarcano sulle coste italiane e l’Italia sta così diventando, pian piano, un paese multietnico e multiculturale. In un paese democratico come il nostro tutti hanno gli stessi diritti e doveri, tuttavia gli stranieri non possono eleggere o essere eletti e spesso non è facile l’integrazione, poiché gli italiani assumono nei confronti degli immigrati un atteggiamento di diffidenza, temendo l’aumento del livello di criminalità e della concorrenza del lavoro da parte dei nuovi arrivati. Purtroppo la situazione è destinata a continuare fin quando l’uomo non riuscirà ad accettare la sua vera condizione di cittadino del mondo in una moderna visione cosmopolita che sembra sempre più caratterizzare il nostro tempo. L’Italia è oggi il sogno, per alcuni avveratosi, di molti migranti provenienti dai paesi più poveri dell’Europa e del mondo, ma in passato non è stato così. Gli italiani, infatti, sono stati protagonisti dei più grandi flussi migratori della storia tra Otto e Novecento.

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, a partire dal 1945, invece l’ondata migratoria coinvolse l’Italia meridionale e insulare e le mete ambite furono Paesi dell’Europa: all’inizio gli italiani vennero attratti dagli alti salari che offriva il Belgio, successivamente si spostarono in Germania e in Svizzera, dove vi era una richiesta di manodopera nelle industrie metal meccaniche.

Ieri come oggi, quindi, i popoli continuano a spostarsi in cerca di condizioni di vita migliori indifferentemente dai motivi, ieri politico-militari, oggi economici. Tuttavia la base per l’affermazione di una società sempre più multietnica è stata, è, e sarà una costante politica d’integrazione e non dobbiamo dimenticarlo.

 

Martina Crisicelli

Classe I, Scuola Sec. di 1° grado “Foscolo” di Barcellona P.G.

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