DACIA MARAINI: UN INCONTRO EMOZIONANTE
Sono Clara Torre, alunna della classe 2A della Scuola Secondaria di I grado “Giovanni Verga” e vi voglio parlare dell’onore che ho avuto io, ma più in generale la città di Barcellona Pozzo di Gotto, di incontrare la famosissima scrittrice Dacia Maraini nel foyer del Teatro Mandanici martedì 21 Gennaio 2025. L’incontro è stato organizzato dalla Fidapa e dall’Amministrazione Comunale in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Vita mia” che racconta la sua esperienza, all’età di 7 anni, in un campo di concentramento in Giappone nel 1943. A quei tempi, nonostante era in atto una guerra, c’era tanta speranza nella pace e i Maraini abitavano a Tokyo, dato che il padre antropologo aveva vinto una borsa di studio internazionale.

Quando però il Giappone strinse un patto di alleanza con i nazisti e i fascisti, questi ultimi pretesero che tutti gli italiani che abitavano all’estero accettassero la Repubblica di Salò e quindi firmassero un documento. I genitori della scrittrice, convinti sostenitori del genere umano e contrari alle divisioni e alla teoria delle razze, non firmarono. La signora Maraini ha ribadito che, nonostante tutte le sofferenze che quella scelta aveva provocato nella sua vita, lei non ha mai dato la colpa ai suoi genitori perché sapeva che quello che avevano fatto era giusto. Per questo loro rifiuto vennero portati in un campo di concentramento e là patirono la fame a tal punto da mangiare le formiche e anche un topo. Mi ha molto impressionato quando ha detto che suo padre si è tagliato un dito per dimostrare alle guardie che lui, e in generale gli italiani, non erano vigliacchi. A differenza delle guardie, le persone del luogo si sono dimostrate amichevoli tanto da fornirgli del cibo di nascosto. Una volta finita la guerra e liberati, rimasero per un anno a Tokyo per riprendersi e dopo tornarono in Italia. Durante l’incontro la scrittrice, rispondendo alle domande della giornalista Giovanna Cirino, ha trattato diversi argomenti molto interessanti e di grande attualità come il ruolo delle donne nella società. Secondo lei gli stereotipi e il patriarcato si stanno normalizzando anche fra le donne, ma la cosa più importante che ha detto, è stata la sua definizione della guerra: una continua lotta di potenza tra chi deve possedere di più. Mi è molto piaciuta la sua idea che i valori sono universali senza distinzione tra l’oriente e l’occidente del mondo e che ci dobbiamo battere per difenderli. Infine penso che, come ha fatto lei, noi dobbiamo sempre ricordare anche ciò che vorremmo cancellare dalla nostra memoria e avere il coraggio di non dimenticare: cosa che può sembrare facile ma non lo è. Al termine della serata ho avuto la fortuna di stringerle la mano e di farle firmare una copia del suo libro. Sicuramente questa è stata un’esperienza che porterò sempre nel mio cuore.
Clara Torre, classe 2 A
Scuola Secondaria di I grado “G. Verga”
