Computer, tablet e smartphone al tempo della pandemia

In epoca di pandemia molti ragazzi hanno scoperto che il computer, il tablet o il cellulare non servono solo per giocare, per chattare su cose insignificanti o ancora peggio per bullizzare. In questo periodo in cui le scuole sono chiuse è stata infatti scoperta una seconda vita di questi mezzi di comunicazione, diventati di fondamentale importanza sotto molti aspetti. Oltre a ridurre il senso di isolamento dovuto alle disposizioni per arginare la diffusione del Coronavirus, permettendo tramite videochiamate i contatti affettivi con parenti e amici, anche le lezioni con gli insegnanti vengono fatte a distanza utilizzando proprio questi strumenti.

Computer, tablet e smartphone al tempo della pandemia

È difficile la concentrazione con le lezioni online, però è l’unico modo che si ha per portare avanti i programmi scolastici. E ci vuole un notevole impegno e un grande sforzo, non solo da parte degli alunni ma anche degli insegnanti, per realizzare la “didattica a distanza”. Chi di loro era meno avvezzo all’uso di queste tecnologie ha dovuto infatti fare un corso accelerato ma tutti, per il bene dei propri alunni, si sono attivati e stanno facendo del loro meglio in una situazione difficile per chiunque, soprattutto per gli adulti.

Computer, tablet e smartphone al tempo della pandemia

Certo ne avremmo fatto volentieri a meno, potendo evitarlo, ma personalmente ritengo che avere la possibilità di utilizzare le nuove tecnologie e i sistemi di comunicazione sia, tra virgolette, una “fortuna” che chi si doveva isolare nelle epidemie del passato non aveva, che sia anche un nuovo modo per farsi compagnia e sentirsi meno soli. Un modo di impegnarsi diverso nel lavoro e nello studio.

Purtroppo le notizie che arrivano dalla comunità scientifica non sono infatti ancora rassicuranti e probabilmente passerà ancora tempo prima di ritornare alla tanta attesa “normalità”. Ringraziamo perciò tutti gli strumenti che le nuove tecnologie ci offrono e facciamo la nostra parte restando a casa.

Giuseppe Levita

Classe III, Scuola Sec. di 1° grado “Foscolo” di Barcellona P.G.

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