Non io, ma noi…insieme a DON CIOTTI E LIBERA per amare e lottare

Don Ciotti e l’Associazione Libera in un incontro intenso e di notevole spessore presso il teatro Trifiletti di Milazzo. 

Non io, ma noi…insieme a DON CIOTTI E LIBERA per amare e lottare

Durante la mattinata di mercoledì 12 febbraio ad interloquire con i ragazzi, provenienti dagli istituti di Milazzo e paesi limitrofi, tra cui Barcellona e Villafranca, sono stati la referente di Libera della provincia di Messina e Don Ciotti, i quali concordemente hanno affermato: – È importante essere qui oggi perché è la dimostrazione  del lavoro che siamo riusciti a fare, e anche perché soltanto insieme possiamo continuare ad esortare i nostri percorsi ed i nostri territori, cercando di raccontare le bellezze e le buone pratiche e soprattutto stando accanto a chi denuncia, testimoniando e dimostrando– . 

Durante la mattinata i rappresentanti di Libera hanno ricordato e invitato più volte la platea all’ evento del 21 marzo, primo giorno di primavera, a Palermo in cui Libera ricorda da 25 anni le vittime innocenti delle mafie, ognuna con una storia ben diversa e importante, ma tutte da ricordare e far vivere sempre dentro di noi.

Non io, ma noi…insieme a DON CIOTTI E LIBERA per amare e lottare

Libera è un’associazione nelle associazioni presente in tutta Europa e in America Latina, tutte con l’obiettivo della giustizia sociale, così spiega la referente, che dopo il suo intervento ha lasciato lo spazio alle numerose domande dei ragazzi a Don Ciotti, che inizia dicendo “Non dimenticatelo mai a Milazzo, questa mattina non è venuto Don Luigi Ciotti, perché io rappresento un noi non un io… diffidate di coloro che pensano di fare tutto da soli, io sono una persona come voi, con i miei limiti, e il cambiamento che tutti sogniamo e desideriamo ha bisogno di ciascuno di noi, noi dobbiamo essere parte di questo cambiamento”.

Non io, ma noi…insieme a DON CIOTTI E LIBERA per amare e lottare

Don Ciotti durante il suo discorso ha “invocato “i ragazzi a studiare, a conoscere, perché la conoscenza è la maestra del cambiamento, soltanto così si è liberi di pensare e fare delle scelte, di accogliere di sostenere ed aiutare”. Così racconta la storia emozionante della sua vita… “Ho cominciato a 17 anni quando andando a scuola, a Torino, vedevo un signore sempre sdraiato sulla panchina, era un “barbone”, cercavo di parlargli, ma quest’ uomo aveva staccato la spina della relazione, che è l’ essenza della vita, così dopo vari tentativi mi disse che era un medico, un bravissimo medico che aveva affrontato un tempesta della vita, improvvisa, da lui imparai molto, così continuai il mio cammino, il mio obiettivo, autentico, positivo, di accoglienza, perché essa è la vita della vita. Perché uno può essere povero ma dignitoso”. Don Ciotti successivamente viene ordinato sacerdote e come parrocchia gli viene affidata “la strada” sulla quale affronta l’irruzione improvvisa e diffusa della droga: apre un Centro di accoglienza e ascolto. Partecipa attivamente al dibattito e ai lavori che portano all’entrata in vigore della legge n. 685 sulle tossicodipendenze. Da allora, la sua opera sul terreno della prevenzione e del recupero rispetto alle tossicodipendenze e dell’alcolismo non si è mai interrotta. È invitato in moltissimi Paesi per tenere relazioni e condurre seminari sul tema. Nel corso degli anni Novanta intensifica l’opera di denuncia e di contrasto al potere mafioso.

Ciotti continua dicendo: “Io non parlerò tanto delle mafie e della corruzione che sono dei parassiti che uccidono, svuotano la nostra società… Il problema delle mafie è un problema serio, infatti in Italia si parla da 165 anni di mafia, di criminalità, ma è pur vero che sono stati fatti moltissimi passi avanti da parte di tanti uomini, donne, bambini, da parte delle forze di polizia, magistrati e giornalisti…a queste persone va stima, riconoscenza e affetto, molti di loro strappati agli affetti”. 

A questo punto Don Ciotti ricorda alcuni dei tanti nomi presenti nella lunga lista, tra cui Graziella Campagna, Attilio manca, Alfano, Falcone… tanti nomi che ci ricordano il sacrificio, il coraggio di molte belle persone.

Siamo qui per condividere insieme un momento di riflessione e impegno. “Oggi si può uccidere una persona ma mai fermare un movimento fatto di tante persone”.

Presente in sala anche Vincenzo Agostini e la sua emozionante e drammatica storia racchiusa in questa frase: “io mi taglierò la barba il giorno in cui saprò la verità su mio figlio”, agente della polizia di stato massacrato insieme alla giovane moglie, “chiedo la verità” e quella barba da troppi anni è ancora lì.

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Purtroppo, senza verità non si può costruire giustizia, c’è chi ha visto, c’è chi sa e non parla…Il miglior modo di fare memoria è quello di impegnarci di più. L’85 % delle famiglie vittime di mafia non conosce la verità o ne conosce solo una parte e questo non è possibile in un paese come il nostro… civile.

Le mafie ormai oggi le troviamo sparse in ogni regione d’Italia, del mondo.  Sono passati anni ma le mafie ci sono, la corruzione c’è, c’è una marea di uomini e donne corrotti, ma bisogna continuare a lottare, con continuità, con la condivisione, e con la collaborazione delle istituzioni.

La mattinata si è conclusa con l’invito a Capo Milazzo, a Gigliopoli, per la manifestazione dello stesso pomeriggio, per avviare un percorso comune da fare con questo territorio. Una mattinata molto riflessiva ed emozionante con la finalità e lo scopo di far capire che non bisogna mai arrendersi.  Dalla parte degli ultimi, pronti ad accogliere ed amare, perché…

Alla dogana della vita non ci saranno chieste le cose che abbiamo messo da parte, potere, denaro, edifici, non li porteremo dall’altra parte, ci sarà chiesto se abbiamo amato, se ci siamo amati, se abbiamo accolto”.

Marica Genovese IV C BS

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