Nel Risorgimento la nostra eroina locale: “Peppa ‘a cannunera”

Il Risorgimento per definizione è quel lungo periodo storico che porterà nella metà dell’Ottocento all’unificazione d’Italia e diventerà età di grande importanza culturale. Quando parliamo dei celebri protagonisti del Risorgimento però ci vengono in mente subito nomi come Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Carlo Pisacane o il Conte di Cavour, mentre ombre e silenzio sono calati su tante eroiche figure femminili. Anche le donne hanno avuto invece un ruolo fondamentale nell’unificazione del nostro Paese, ed è giusto che anche loro vengano ricordate per le loro gesta. Donne forti, amanti della patria, che hanno deciso d lottare a fianco degli uomini, spesso dovendolo fare segretamente per non essere scoperte e subire violenze, allontanamento o persino mandate in esilio. Donne come Anita Garibaldi, la più conosciuta, l’eroina per eccellenza, ma anche come Rosalie Crispi, Virginia Oldoini, Cristina Trivulzio di Belgioioso… Donne provenienti da tutta Italia, ma unite dallo stesso obiettivo: lottare al pari con gli uomini e dimostrare di essere in grado di farlo.

Un silenzio ancor più greve, un manto ancora più pesante ha poi coperto, nascondendole, le donne meridionali, per le quali la battaglia risorgimentale spesso rappresentava soprattutto l’occasione per cambiare il loro stato di subordinazione economica e sociale. Molto importante, tra queste “sorelle d’Italia”, anche se spesso non citata dagli storici o poco conosciuta soprattutto al Nord, vi ad esempio è la nostra eroina locale barcellonese: Giuseppa Bolognani Calcagno, più nota come “Peppa ‘a cannunera”. La sua nascita è datata per molti nel 1826 e per altri nel 1841 proprio a Barcellona Pozzo di Gotto, “frutto degli illeciti amori di un tal Antonino Mazzeo “sensale di agrumi” e della sua compagna, che decisero poi di abbandonarla e lasciarla al suo destino. E’ per questo motivo che del cognome si hanno notizie contrastanti. Sembra infatti abbia assunto il cognome dalla nutrice alla quale era stata affidata dopo essere rimasta sola, una certa Maria Calcagno, detta la “nutrice di trovatelli”. Proprio per l’abbandono non ebbe un’infanzia molto felice, crebbe in un orfanotrofio e, una volta lasciatolo, si trasferì dalla provincia di Messina a quella di Catania in cerca di fortuna. Lì divenne probabilmente serva di un oste ma anche aiutante stalliere e di rimessa per carrozze da nolo. Le immagini che la raffigurano la descrivono come una bellissima donna, nonostante le fonti – anche se poche e spesso non del tutto affidabili – che parlano di lei come una persona dalle fattezze e dagli atteggiamenti mascolini e con un viso purtroppo rovinato e butterato dal vaiolo. A Catania abitò in un quartiere degradato dove frequentò Vanni, il suo “Vannuzzo”, un ragazzo spregiudicato molto più giovane di lei. Proprio per questo tra il popolo lei non era vista di buon occhio, era poco stimata e in giro circolavano maldicenze che la definivano una “meretrice”. Le fonti dichiarano che molto probabilmente fu proprio il ragazzo a coinvolgerla nei moti rivoluzionari, uno dei quali, quello del 31 maggio 1860, rappresenterà per lei il suo “giorno di gloria”. Sarà proprio in quel giorno che Peppa farà vedere a tutti “di che pasta era fatta”, ed è proprio per il gesto eroico compiuto in quel giorno che le verrà dato il soprannome “‘a cannunera” col quale passerà alla storia. Allora non resta altro che raccontare cosa successe.

Nel Risorgimento la nostra eroina locale: “Peppa 'a cannunera”

Si trattava degli anni in cui serpeggiava il malcontento verso il regime borbonico e, con la notizia dello sbarco di Garibaldi, era scoppiata un’insurrezione popolare guidata dal colonnello Giuseppe Poulet a Catania, appunto il 31 maggio 1860. Gli insorti, anche se avevano poche armi e munizioni, non erano molti ed erano mal organizzati, erano determinati a cacciare gli oltre duemila soldati borbonici dalla loro terra, ed erano riusciti a tenere loro testa per ben sette ore. A capo di uno dei gruppi, in prima linea, vi era proprio Giuseppa, che si trovava lì con Vanni. Lei, assieme ad altri, aveva trasportato un cannone, nascosto dal 6 aprile 1849 in un pozzo, in Piazza Orginella, nell’atrio del palazzo Tornabene. Spalancando le porte del palazzo colse alla sprovvista i nemici e sparò un colpo, mandandoli in fuga a riparo nel Palazzo Comunale o dietro alcune barricate. I soldati dimenticarono però per strada un pezzo d’artiglieria e, anche se sembrava impossibile potersene impossessare per via del fuoco e degli spari nemici, Peppa, a cui di certò non mancava l’ingegno, escogitò uno stratagemma e trovò una soluzione per poter portare via il cannone. Prese allora una lunga fune e l’annodò, lanciandola per afferrare “al lazo” il pezzo abbandonato. Una volta riuscita ad agganciarlo tirò la fune avvicinandolo a sé: il suo piano aveva funzionato ed era in possesso del cannone uscendone pure indenne. A quel punto lo spostò mirando i nemici, lo cosparse di polvere da sparo, simulando un finto colpo miseramente fallito, che attirò, come aveva previsto, l’attenzione dei soldati. Di colpo si ritrovò sola, accorgendosi che il resto dei popolani, fin troppo spaventati dalla situazione, l’aveva abbandonata. Peppa, audace e di sangue freddo, rimase ferma nella sua posizione, dietro il cannone, utilizzando nuovamente l’astuzia e fingendosi disperata poiché esso sembrava non funzionare. L’esercito si diresse allora verso lei, convinto di riuscire a distruggerla, ma nel momento giusto, “Peppa ‘a cannunera” terminò il suo piano, sparando un vero colpo dal suo cannone, causando una vera e propria strage di nemici e riuscendo a mettersi in salvo. Nonostante il suo eroico gesto, la battaglia finì comunque malamente per gli insorsi, che dopo sette ore , senza più munizioni né carichi, videro il loro capo costretto ad ordinare la ritirata. Il cannone di Peppa venne portato intatto a Mascalucia, e i borbonici, con a capo Tommaso Clary, lasciarono Catania, dopo essere venuti a conoscenza della presenza di Garibaldi, che si trovava vicino a loro a Milazzo.

Nel Risorgimento la nostra eroina locale: “Peppa 'a cannunera”

Presto la nostra guerriera si rese però conto che ciò per cui aveva lottato non avrebbe avuto un riscontro positivo perché non sarebbero stati mai riconosciuti quei diritti che il popolo meridionale, soprattutto i contadini, desideravano da molto e per cui erano insorti. Capì che i poveri non avrebbero ottenuto alcun beneficio, ma che, come sempre, a guadagnarci sarebbero stati solo i nobili e la borghesia, che erano riusciti a portare dalla loro parte i garibaldini. Peppa, in seguito, operò come vivandiera della Guardia nazionale e prese parte all’espugnazione di Siracusa. Successivamente entrò nella Guardia nazionale e, dalle parti del collegio Cutelli, scovò un criminale accusato di omicidi, nascosto sotto il tavolo di una sartoria. Con fermezza lo immobilizzò e lo fece legare, poi lo consegnò per l’esecuzione e la fucilazione. Per questo, e per ciò che aveva compiuto il 31 maggio, venne insignita della medaglia d’argento al valore militare, e inoltre le venne assegnato uno stipendio di 9 ducati, che poi venne tramutato in una tantum di 216 ducati. Da quel momento la vita della nostra eroina cambiò radicalmente. Mise da parte gonne e corpetti e, forse anche per l’amarezza dovuta alla perdita del compagno Vanni, deceduto durante la rivolta colpito da un colpo di fucile, trascorse molti anni, fino al 1876 a Catania, una vita sregolata, a bere, fumare e giocare a tressette nelle caserme. Dopo questa data, le fonti storiche perdono le sue tracce, le pagine della sua storia diventano bianche. Molti dicono che sia ritornata nella sua città natale a godersi gli ultimi anni di vita, e che lì sia poi morta, caduta nelle mani degli usurai a cui aveva ceduto pensione e la rimanenza della gratificazione, il 20 settembre del 1884 o del 1900.

Non sappiamo quale sia stato il suo vero destino, ma Peppa resta di sicuro una figura del Risorgimento emblematica della città natale Barcellona Pozzo di Gotto, di quella “adottiva” Catania, della Sicilia e della storia di tutta l’Italia. L’importante è ricordare e seguire gli esempi di tutti i combattenti che hanno lottato per la nostra patria e la nostra eroina locale viene comunque ancora ricordata grazie al monumento a lei dedicato nella città in cui è nata, grazie al suo cannone ancora conservato a Catania e alla via a suo nome situata nella stessa città, grazie ai numerosi dipinti che la raffigurano, alle canzoni a lei dedicate, alle fonti che sono state conservate e sono giunte fino a noi e hanno permesso la scrittura delle numerose biografie della sua vita, come questa, che adesso tutti possono leggere per conoscere la meravigliosa storia della nostra illustre “Peppa ‘a cannunera”.

Rita Chiara Scarpaci

Classe III, Scuola Sec. di 1° grado “Foscolo” di Barcellona P.G.

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