La “Cappella Sistina” e la sua volta spettacolare

La Cappella Sistina si trova nella Città del Vaticano, situata nel palazzo del Vaticano di cui costituisce una delle opere d’arte più significative, oggi uno dei maggiori vanti dell’arte italiana. Attualmente essa è ancora consacrata quale “Cappella papale” ed è uno degli ambienti compresi nella visita dei Musei Vaticani. La “Cappella Sistina” prende il suo nome da Papa Sisto IV della Rovere, che fece ristrutturare tra il 1477 e il 1480 l’antica Cappella Magna, all’interno della quale si svolgevano le cerimonie più importanti che si tenevano durante l’Anno Santo e in cui si riuniva il Conclave quando si doveva eleggere un nuovo pontefice.

La "Cappella Sistina" e la sua volta spettacolare

L’interno della cappella è composto da una singola navata con una volta a botte ribassata con pennacchi e una lunetta sopra ognuna delle venti finestre, mentre il pavimento è in opus Alessandrinum. Quando papa Sisto IV decise di creare la Cappella chiamò i più grandi artisti toscani ed umbri del periodo, come Botticelli, Signorelli, Cosimo Rosselli, il Ghirlandaio, il Perugino e il Pinturicchio, che decorarono le parti laterali con affreschi rappresentanti due importanti cicli di storie tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento. Le scene, con le storie di Mosè e Gesù, erano poste in corrispondenza simbolica di una alta fascia che si dipartiva lungo le pareti partendo da sotto l’altezza delle finestre. Al di sotto di queste c’erano alcune finte cortine di stoffa con l’emblema della famiglia Della Rovere. Gli stessi artisti che nel Quattrocento decorarono la cappella furono anche gli artefici degli affreschi raffiguranti i ritratti dei primi trenta pontefici posti in alto tra le finestre.

La "Cappella Sistina" e la sua volta spettacolare

La volta, invece, in origine venne dipinta da Pier Matteo d’Amelia con un semplice cielo blu costellato di stelle dorate e mantenne questo aspetto fino a quando papa Giulio II Della Rovere, ovvero il nipote di Papa Sisto IV, commissionò a Michelangelo Buonarroti la ridecorazione della stessa. Michelangelo vi lavorò dal 1508 al 1512 e il progetto originale fu quello di far dipingere al giovane artista 12 Apostoli. In seguito, però, il papa scoprì che il lavoro non stava riuscendo bene e quindi diede a Michelangelo la possibilità di operare da solo alla realizzazione della volta. In questo modo l’artista ebbe modo di dare origine a quello che oggi viene definito il capolavoro assoluto del Rinascimento italiano. Non avendo mai dipinto affreschi prima della Cappella Sistina, l’inizio dei lavori fu molto lento. Bisogna anche considerare che il grande artista, prevalentemente scultore, ha dovuto imparare tecniche per lui sconosciute fino a quel momento, come i “segreti” della prospettiva. Oltre a queste difficoltà iniziali, i lavori per affrescare l’intera volta della Cappella Sistina hanno subito numerose battute d’arresto per altri motivi, come ad esempio la muffa provocata dall’umidità. Nei pennacchi e nelle lunette sono raffigurati gli Antenati di Cristo, tranne che nei pennacchi angolari che contengono quattro storie d’Israele: la Tortura di Aman, il Serpente di Bronzo, Giuditta che taglia la testa ad Oloferne, Davide e Golia. Le figure giganti intorno alla volta sono quelle dei Profeti e delle Sibille, ossia di coloro che predissero la nascita di Cristo. I nove episodi della Genesi che sono rappresentati sulla volta sono invece idealmente divisi in tre gruppi e riguardano l’Origine dell’Universo, dell’Uomo e del Male. Nel primo gruppo ci sono la Divisione della Luce dal Buio, la Creazione del Sole e della Luna, la Divisione delle Acque dalla Terra e la Creazione degli Animali;

La "Cappella Sistina" e la sua volta spettacolare

nel secondo gruppo ci sono invece la Creazione dell’Uomo, la Creazione della Donna e l’Espulsione dal Paradiso; nel terzo gruppo, infine, c’è il Sacrificio di Noè, il Diluvio Universale e l’Ebbrezza di Noè, il primo affresco creato da Michelangelo. Sulla parete dietro l’altare della stessa Cappella Sistina, invece, in tempi successivi e in un clima diverso da quello pienamente rinascimentale, lo stesso Michelangelo, dall’animo ormai incupito e in crisi spirituale, verrà chiamato a dipingere un affresco divenuto altrettanto celebre della volta: il “Giudizio Universale”. Questa turbolenta, ma al tempo stesso ordinata, raffigurazione dell’Apocalisse ha ben altre caratteristiche della solare Creazione ma entrambe concorrono a fare di questo luogo uno scrigno dell’arte italiana che tutto il mondo ci invidia e continua a voler ammirare.

Chiara Accetta

Classe III, Scuola Sec. di 1° grado “Foscolo” di Barcellona P.G.

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