“23 MAGGIO 1992”

Intervista di Santoro A Falcone. 1990

La scorsa settimana ci siamo recati con la mia classe al teatro Palacultura per assistere ad una rappresentazione teatrale molto interessante intitolata “23 Maggio 1992”.

Nella scuola di Giovanni che è il protagonista della storia, c’è un bullo di nome Tonio che ogni giorno chiede ai ragazzi i loro soldi e tutti, compreso Giovanni, spaventati, glieli danno senza reagire.

Un giorno uno di loro si rifiuta e allora Tonio gli lega i lacci delle scarpe e lo spinge giù dalle scale, facendogli rompere un braccio. Nessuno dei presenti all’accaduto lo difende o reagisce, anzi tutti fanno finta di non aver visto nulla.

Il giorno dopo il padre di Giovanni lo coinvolge in un fantastico viaggio, così come lui stesso lo definisce, per spiegare al figlio la storia del suo tanto amato pupazzo Boom.

La prima tappa è la casa natale di Giovanni Falcone, descritto dal padre come un supereroe con un potere speciale: il coraggio.

I due decidono di fermarsi poi a un bar e qui il padre rivela a Giovanni che Falcone combatteva contro la mafia, descritta come un mostro dalle mille facce, capace di compiere moltissime crudeltà, ma questo non fermò il giudice eroe che non si arrese e formò “una squadra fortissima” il pool antimafia composto da persone che, come lui, erano determinate a sconfiggere questo mostro, che infatti venne colpito fortemente quando furono arrestati 475 mafiosi. In quel momento nel bar, proprio mentre il padre sta raccontando ciò,entra un uomo misterioso e subito i camerieri si affrettano a consegnargli un pacco.

Il mostro, colpito dal pool antimafia, presto si vendicherà facendo saltare in aria con tantissimo tritolo l’auto su cui viaggiava Giovanni Falcone, sua moglie e la sua scorta sull’autostrada di Capaci.

La gente da allora ricorderà sempre questo eroe infatti, accanto alla casa del giudice, sorge un albero con disegni, pensieri, poesie dedicate aquest’uomo così coraggioso che perse la vita per il bene comune.

Ma voi vi chiederete cosa c’entra Boom in tutto questo? Il padre di Giovanni, il protagonista, possedeva tre negozi di giocattoli; ogni venerdì di fine mese due uomini vestiti di nero andavano a chiedergli il pizzo, fino a quando un giorno il padre decise di non darglielo più e allora i due mafiosi lo minacciarono, intimandogli il mese successivo di pagare il pizzo, senza ribellarsi, se non avesse voluto subire gravi conseguenze.

Il mese dopo, grazie a due agenti nascosti dentro il negozio, i due mafiosi vennero arrestati, ma purtroppo il negozio successivamente fu fatto esplodere e l’unico pupazzo che rimase integro fu Boom, che diventò il pupazzo preferito di Giovanni.

Grazie al racconto del padre il giorno dopo Giovanni si fa coraggio esi rifiuta di dare i suoi soldi a Tonio, che non riesce ad allacciare tra diloro i lacci delle scarpe del protagonista per farlo cadere dalle scale perché furbamente Giovanni indossa i mocassini.

Il bullo lo aggredisce ma viene scoperto dall’insegnante.

Questa rappresentazione teatrale mi è piaciuta moltissimo perché attraverso il racconto di Giovanni, che scopriremo essere stato chiamato così volutamente come il giudice, fa capire a noi ragazzi che la mafia è un mostro, che seppur potente, va combattuto fin dalla giovane età, reagendo con coraggio come Giovanni e come Falcone alle ingiustizie e alle illegalità.

Mi è rimasto impresso il paragone fatto tra Maradona, che ai mondiali fece vincere la sua squadra, con un suo gol fondamentale e il giudice antimafia Falcone, che con la sua opera coraggiosa segnò un gol importantissimo per la nostra società, il gol per la giustizia e la legalità.

 Marco Costantino I.C. “E. Vittorini”15

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