“Se Giacomo Leopardi fosse stato un ragazzo di oggi…”

Giacomo Leopardi fu un poeta dall’animo sensibile ma irrequieto, capace di esplorare l’animo umano e  di  indagare la realtà con spirito critico e razionale.   Egli fu anche un poeta romantico che seppe amare profondamente la vita, esaltandola nei suoi meravigliosi versi.

Leggendo quest’anno il libro del progetto Lettura, mi sono chiesta : “Ma se Leopardi fosse stato un adolescente di oggi sarebbe stato uno come noi, un normale ragazzo che avrebbe utilizzato strumenti tecnologici per comunicare con i suoi coetanei? Avrebbe aspirato a far parte di un qualunque social – network in cui raccontare il suo disagio interiore , il suo senso  di solitudine e la sua frustrazione dovuta al suo aspetto fisico e al suo precario stato di salute? Oppure avrebbe tenuto tutto per sé perché ,come accade al giorno d’oggi, questo modo d’essere avrebbe potuto avere un effetto contrario e le sue dolorose esperienze e i difficili rapporti familiari sarebbero potuti divenire motivi validi per attacchi di bullismo nei suoi confronti? Infatti i caratteri fragili sono spesso oggetto della crudeltà di chi si crede un essere superiore ed ogni motivo è buono per sottomettere le vittime. Anche Leopardi visse l’insofferenza verso i suoi genitori, specie per il padre, che gli vietava di lasciare la casa paterna, soffocando  il suo desiderio di conoscenza, e la sofferenza per le prese in giro degli altri bambini che, quando lo incontravano, lo canzonavano per la sua schiena storta, per la sua aria macilenta, per i suoi modi raffinati ,ma così diversi dai loro. Un altro elemento che accomuna il giovane Leopardi ai ragazzi di oggi è la cattiva abitudine di rifugiarsi nel cibo, per compensare la propria solitudine, finendo nelle maglie di malattie come l’anoressia e la bulimia. Come molti ragazzi di oggi anche Leopardi  si considera un incompreso dalla famiglia che, pur viziandolo, al contempo lo isola da quel mondo esterno a cui lui aspirava appartenere. Sicuramente, al tempo di Giacomo, non esistevano ancora gli psicologi ,quelle figure che aiutano noi ragazzi, anche a scuola, a capire il nostro modo di comprendere quello che ci fa star male, eppure il poeta è riuscito, anche se solo in età adulta, a sottrarsi al clima oppressivo della sua casa e della sua famiglia e a reagire, trovando rifugio e conforto, invece che nelle tecnologie , negli smartphone o nei social-network,  nella Natura, quella natura che lui definiva “Matrigna” perché lo aveva segnato così duramente, ma sicuramente “Amica” perché, grazie ad essa ,gli ha permesso  di comporre liriche bellissime che della natura sono state l’argomento principale, come “L’Infinito” che possiamo definire in assoluto la più famosa tra quelle scritte.

Elisa Rigano  II E

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