La marcia contro le armi

La solidarietà tra esseri umani può essere la salvezza ad alcuni dei peggiori mali del mondo e ne è la prova ciò che è recentemente successo in molte città del mondo occidentale.

Il 24 marzo scorso è accaduto un evento che ha sconvolto e riempito di gioia i cuori di molte persone, stanche e spaventate dai massacri che minano la tranquillità quotidiana.

Per comprendere il motivo da cui è scaturita l’iniziativa, dobbiamo ricordare la sparatoria avvenuta in una scuola in Florida, lo Stoneman Douglas di Parkland, nel mese di Febbraio: in un tranquillo mercoledì scolastico, un ex studente diciottenne, Nikolas Cruz, dopo essere stato espulso per “motivi disciplinari” decide di far scattare l’allarme anti-incendio dell’istituto per “costringere” tutti coloro che vi si trovavano all’interno ad uscire fuori, dove ad aspettarli c’era proprio lui, armato di un fucile semiautomatico leggero Ar-15.

Avvenne una strage: 17 morti innocenti e una ventina di feriti, tra cui tre molto gravi.

Inconcepibile e dolorosa realtà che ha però un risvolto alquanto positivo. Oltre 800 mila persone a Washington e contemporaneamente in altre 836 città negli Stati Uniti, da Washington fino ad arrivare a New York, approdando a San Francisco fino a Los Angeles, passando per Seattle, hanno dato vita ad un corteo di denuncia e solidarietà.

Ovviamente, in Europa non si è stati da meno, capendo la grande importanza che ha la lotta contro le armi.

Studenti, insegnanti, genitori e bambini sopravvissuti alla strage si sono ritrovati e hanno marciato insieme, accomunati da un unico obiettivo e accompagnati da importanti star dello spettacolo, quali Oprah Winfrey, Justin Bieber, Steven Spielberg, George e Amal Clooney che hanno robustamente contribuito alla manifestazione, sostenendola anche economicamente; anche Barack Obama e la moglie Michelle hanno espresso solidarietà ai partecipanti attraverso un tweet di gratitudine e supporto.

Tutti hanno percorso la Pennsylvania Avenue fino alla Casa Bianca e lì hanno urlato all’unisono la loro richiesta: la necessità di leggi più restrittive circa il possesso di armi per evitare ulteriori stragi.

Vari gli interventi durante la manifestazione: quello di una giovane studentessa della Pennsylvania, che con evidente emozione ha urlato  “Noi siamo la generazione del cambiamento e sono qui perché da qui parte il cambiamento”; un altro commento, altrettanto toccante, è stato quello della nipotina di nove anni dell’ex presidente Martin Luther King: “Mio nonno aveva un sogno e anch’io ho un sogno: un mondo senza armi“. L’istante, tuttavia, in cui il cuore degli americani si è riempito ancora una volta di tristezza è stato  quando Emma Gonzales, sopravvissuta al massacro di Parkland, ha chiesto il silenzio in onore degli innocenti morti nella sua scuola. 6 minuti e 20 secondi, lo stesso tempo in cui il terrore dilagò allo Stoeman Douglas, lo stesso in cui quel ragazzo ha strappato la speranza, frantumando i sogni di tanti giovani.

Noi tutti che condividiamo sani principi, che consideriamo il rispetto per l’altro come un pilastro di vita sociale, non possiamo che condannare ogni gesto che prescinda dai sentimenti di umanità e fratellanza. Sembrano prevalere sentimenti negativi di chiusura, diffidenza ed esclusione ma il mondo sopravviverà solo se prevarrà l’amore.

 

Miriam Cambria III C BS

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