LA PORTA DI SAN GALLO

La porta San Gallo fa parte delle mura di Firenze, è il più antico ingresso della città e si trova in piazza della Libertà, dirimpetto all’arco di Trionfo. Era una delle porte della città che sosteneva il traffico più intenso, perché era quella più settentrionale, collegata con la strada per Bologna. Fu costruita nel 1285 per volere del Capitano di parte Guelfa, Rolandino da Canossa, come ricorda l’iscrizione posta sulla facciata settentrionale, mentre sui lati della stessa sono posti due leoni in pietra di Parte Guelfa (Marzocchi), all’interno una lunetta affrescata riproduce la Madonna e santi; le chiavi di questa porta sono ancora conservate nel Museo di Firenze. Al tempo, per potere entrare nelle città e non solo a Firenze, si doveva pagare una tassa chiamata “dazio”e chi non pagava l’imposta non poteva accedere alle città. Subito al di fuori della porta sorgeva il complesso del convento di San Gallo, opera di Giuliano Giamberti, che dal famoso edificio trasse il proprio soprannome “da Sangallo”. Esso fu distrutto, insieme a tanti altri, per liberare il tiro dei cannoni posti sulle mura in previsione dell’Assedio di Firenze. Sempre fuori da questa porta, nel letto ciottoloso del Mugnone che serviva come fossato, è ambientata la celebre novella di Calandrino alla ricerca dell’elitropia (Boccaccio, Decameron VIII, 3)

arco di trionfo di porta san gallo

In Piazza della Libertà a memoria dei secoli passati sono rimaste intatte due testimonianze storiche: il settecentesco arco, eretto per accogliere il 19 gennaio 1739 l’ingresso in città dei Lorena, i nuovi signori del Granducato dopo la fine della dinastia de’ Medici, e la porta duecentesca di San Gallo. Infatti, nel Medioevo questa zona di Firenze era chiamata San Gallo; tale nome deriva da una piccola chiesa del Duecento, oggi non più esistente, la prima a ospitare in Firenze i frati francescani, presente in questa area e che era stata dedicata al santo irlandese eremita.  Chiesa che inoltre serviva come luogo di culto ai pellegrini che alloggiavano nel vicino ospedale, allora collocato dove oggi sorge il Parterre, una struttura polifunzionale. Infatti, questa zona era di transito per i pellegrini che si muovevano da o per Bologna ed entravano in città attraversando la porta e percorrendo la via, appunto, via San Gallo, denominazione di fatto che è rimasta fino ai giorni nostri.

PORTA DI SAN GALLO VEDUTA LATO FUORI LA CITTA’

La chiesa e l’ospedale erano modeste costruzioni e nel Quattrocento caddero in rovina, tanto che Lorenzo il Magnifico incaricò l’architetto e scultore fiorentino Giuliano Giamberti (1445–1516) di dare nuovo splendore a questi due edifici e alla zona. Il lavoro di Giamberti fu talmente elegante ed apprezzato che da quel momento fu conosciuto come Giuliano da San Gallo. La chiesa e l’ospedale però non ebbero vita lunga, infatti furono abbattute durante l’assedio francese alla città (1529-30) per porvi delle strutture difensive, mentre l’intervento ottocentesco del Poggi con la creazione della piazza con i loggiati ed infine la costruzione durante il fascismo del Parterre, nato come luogo di aggregazione, eliminarono per sempre il lavoro di Giuliano da San Gallo.  Di quell’antico spazio rimane oggi solo la Porta San Gallo.  Ma sicuramente da notare è la targa affissa proprio sopra l’arco d’ingresso della porta, che ricorda il passaggio in città nel 1708 del Re Federico IV di Danimarca.

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