Videogiochi: angeli o demoni?

La tecnologia ha influenzato molto le nostre vite, nelle comunicazioni, nei servizi e anche nei nostri svaghi. Infatti, ormai i videogiochi hanno quasi sostituito i giochi tradizionali come il salto della corda, la campana e i bravi, vecchi soldatini.

Sin dalla loro apparizione, nel 1970, i videogiochi si sono diffusi sempre più e oggi circa il 70% della popolazione mondiale utilizza i giochi elettronici. In Italia, in particolare, un italiano su due gioca con i videogame: gli introiti del mercato dei videogiochi italiano ammontano a quasi un miliardo di euro l’anno.

È indubbio che i videogiochi siano una fonte di svago per tutte le età e sono molti coloro i quali sostengono che stimolano l’intelligenza se usati con moderazione.

Da un’analisi comparata tra i giochi tradizionali e i moderni giochi “virtuali” si possono individuare alcune importanti differenze.

I primi incentivano la socializzazione mentre i secondi per lo più vengono “consumati” in solitudine o mediante “amici” virtuali.

I giochi tradizionali quando prevedono di interpretare dei ruoli, stimolano l’identificazione con persone reali, mentre nei videogiochi   si corre il rischio di identificarsi con personaggi virtuali, spesso dotati di super poteri, che nei casi più gravi possono portare all’emulazione di azioni pericolose. Non sono rari i casi di bambini che credendo di avere gli stessi poteri dei loro eroi preferiti fanno gesti pericolosi mettendo a rischio la propria salute e quella degli altri.

I giochi tradizionali, rappresentavano un legame tra le generazioni e comunemente venivano tramandati da genitore a figlio, mentre i giochi virtuali spesso hanno l’effetto di “separare” (il nonno e il nipotino, difficilmente avranno lo stesso “bagaglio” di abilità riferite al videogioco).

C’è da dire anche che ore e ore trascorse, magari in solitudine, davanti ai videogames possono allentare le capacità critiche e l’aderenza alla realtà del bambino o dell’adolescente.

Nei giochi tradizionali, infine, difficilmente si arrivava a concepire azioni violente o apertamente aggressive mentre nei videogiochi questo tipo di azioni sono ampiamente diffuse.

Tali fondamentali differenze tra i giochi tradizionali e i videogames possono rendere l’idea delle problematiche psicologiche e fisiche a cui la dipendenza da giochi virtuali può portare.

Bisogna anche pensare alle difficoltà scolastiche, ai problemi di vista o di sonno, alle problematiche legate all’astinenza che spesso si riscontrano in chi fa un uso quotidiano dei giochi elettronici.

Si possono solo ipotizzare gli effetti che i videogames avranno sulle generazioni future, e in particolare per gli adolescenti, che sentono il bisogno di rifugiarsi in un mondo diverso e di scappare dalla realtà spesso ritenuta noiosa e monotona.

A mio avviso l’evoluzione della tecnologia non può essere fermata: i videogiochi continueranno a far parte della nostra vita. È però opportuno che le istituzioni educative e formative istruiscano ad un uso moderato dei giochi virtuali e educhino ad utilizzarli per usi didattici o formativi, senza che si generino confusioni tra la realtà e il mondo virtuale.

 

Agata Calabrò

Classe IIIA

Istituto Comprensivo 2 “S. D’Acquisto”

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