Gioventù bruciata

Quello delle baby gang – che negli ultimi tempi sono salite agli onori delle cronache tanto da richiedere l’intervento massiccio delle forze di pubblica sicurezza – è un fenomeno che solo superficialmente può essere definito “bullismo”, anzi al contrario, perchè gli atti di bullismo sono sì sempre compiuti da bambini o adolescenti, cosiddetti “bulli”, ma questi prendono di mira una vittima, considerata più debole, ricoprendola di botte e di insulti, facendola stare male e portandola all’esasperazione, ma lo fanno con sistematicità e ripetutamente.

Le baby-gang, invece, sono gruppi di giovani o giovanissimi riuniti in cosiddette “bande”, che sfidano le regole e i divieti dati dagli adulti colpendo vittime a caso, spesso senza premeditazione. Sono adolescenti che, con il proprio gruppo di riferimento, si mettono alla prova facendo ciò che è proibito per vedere fin dove si arriva. Sono spesso ragazzi che provengono da famiglie problematiche, figli di genitori qualunque, solo che non sono stati educati adeguatamente per vari motivi o non gli sono state imposte regole e limiti, oppure sono cresciuti nell’indifferenza di zone che non devono essere oltrepassate. Frequentemente, quindi, questi adolescenti annoiati e stanchi non capiscono quando bisogna fermarsi perchè pensano che tutto sia possibile. Alla luce di questi valori distorti, ricevuti o percepiti, le azioni violente, i danneggiamenti del bene comune, i comportamenti illegali, vengono giudicati dagli adulti che li circondano, privi anch’essi di un giusto senso etico e civico, come “bravate”, come qualcosa che è normale che succeda, facendo passare tutto come se fosse un premio o qualcosa di cui vantarsi.

Ciò, invece, dà ai ragazzi la convinzione che è possibile essere indifferenti e non avere responsabilità. E che tutto può essere fatto senza poi essere puniti. Beh, io penso invece che non si debbano premiare queste azioni, ma non bisogna neanche colpevolizzare chi le compie, perchè lo sbaglio è di chi non insegna loro bene le regole che devono essere rispettate. Solo riprendendo l’autorità genitoriale e rieducando questi adolescenti si potrà infatti promuovere la loro crescita, assieme al senso di responsabilità, facendone futuri cittadini capaci di vivere bene in società.

Ilaria Genovese

Classe III, Scuola Sec. di 1° grado “Foscolo” di Barcellona P.G.

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