L’uomo dal multiforme ingegno

Odisseo è un personaggio della mitologia greca che parte per un viaggio  che dura 20 anni. 10 anni dura la guerra di Troia e 10 il viaggio di ritorno in patria dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco.

Durante il viaggio di ritorno verso la patria Itaca, fa incontri con personaggi molto insoliti e con una serie di  favolose avventure che ci trasportano nel regno della fantasia, del meraviglioso dove l’elemento magico assume un ruolo determinante.  L’ Odissea è il poema che, in 24 canti e  12. 100 versi, narra queste meravigliose avventure  in tre nucli principali:

1 I viaggi di Telemaco alla ricerca del padre Ulisse (canti I – IV)

2 Le avventure di Ulisse nella terra felice dei Feaci (canto V –  XII)

3 Il ritorno di Ulisse e la vendetta (canto XIII – XXIV)

Odisseo, nome dal significato formidabile che gli fu assegnato dal nonno Autolico, motivandolo come “odiato dai nemici”, significa irritato o ferito, perchè viene attribuito a una ferita che si fece nella coscia in una battuta di caccia al cinghiale.

Re di Itaca, figlio di Laerte e di Anticlea,  marito di Penelope e padre di Telemaco, fu un guerriero scaltro, astuto e intelligente. Una delle sue astute idee fu costruire il cavallo di Troia che portò i Greci alla conquista della città.

Dopo la guerra, essendo molto curioso,decise di non tornare subito a casa, ma di viaggiare per tutto il Mar Mediterraneo per conoscere nuove città e nuove genti.

Nell’ Odissea appare animato da sincera nostalgia della patria e della famiglia, teso ad escogitare vie di scampo per sè e per i suoi compagni, protetto e guidato dalla dea Atena nelle sue avventure presso popoli sconosciuti e negli incontri con mostri: i Ciconi, i Lotofagi, il Ciclope Polifemo, il vento Eolo, i cannibali Lestrigoni, la maga Circe, i Cimmeri, le Sirene, Scilla e Cariddi, la  ninfa Calipso, i Feaci e la più incredibile, la discesa nell’ Ade, dove incontra sua madre e il divino Achille e gli racconta quello che ha passato con la ninfa Calipso, che gli aveva cancellato il senso di nostalgia verso la famiglia.

 NELLA TERRA FELICE DEI FEACI

I Feaci erano un mitico popolo di navigatori che si erano stanziati nella Scheria. Non conoscevano guerra perchè erano un popolo pacifico, amavano la danza, il canto e l’atletica. Alcinoo, sposo di Arete, da cui ebbe Nausicaa e cinque figli maschi, era il re del popolo.

I Feaci, accolsero Ulisse quando naufragò sulla loro terra, perchè erano abituati ad accogliere gli stranieri . Fecero un banchetto in suo onore e durante il racconto di un cantastorie, Odisseo emozionandosi raccontò al popolo tutto quello che aveva passato durante la guerra. I Feaci dopo aver capito chi fosse, lo riportarono su una nave, trasformata poi in scoglio per ira di Posidone,a Itaca, isola della Grecia, nella quale Odisseo era il re.

IL CANTO DELLE SIRENE

Una delle avventure che dimostra il multiforme ingegno di Ulisse è l episodio del canto delle Sirene

La voce delle Sirene incantava i marinai, che nel tentativo di afferrarla la seguivano a nuoto e finivano per annegare.

Per sfuggire la loro voce seducente, nel racconto omerico Odisseo ottura le orecchie dei compagni con della cera e si fa poi legare all’ albero maestro per poter ascoltare il loro canto, senza però restare imbrogliato nelle loro trame insidiose. La nave giunge all’ isola delle Sirene: il vento cessa e le onde sono addormentate da un dio. Odisseo ordina i compagni di liberarlo dalle corde, ma invano. Le Sirene lo chiamano e gli rievocano le gloriose gesta compiute a Troia.

Odisseo desidera sentire la loro bellissima voce, il loro canto. Un canto che però resta ignoto, un enigma che giunge intatto fino a noi. Il canto delle Sirene non è raccontato, sicuramente Odisseo aveva sentito solo gli inviti delle Sirene ad ascoltare il loro canto. Dopo il passaggio di Odisseo, infatti, le Sirene, umiliate e indispettite, si gettarono in mare e vennero trasformate in scogli.

Odisseo non fu attratto dalla soavità del loro suono, ma dal desiderio insaziabile di apprendere. Sembrava che le Sirene non fossero solite a richiamare coloro che passavano di lì grazie alla soavità delle voci o ad una certa novità e varietà del canto, ma poichè dichiaravano di sapere molte cose, cosicchè gli uomini si incagliavano ai loro scogli, così infatti invitarono Ulisse.

Il canto delle Sirene è un sottile e persuasivo strumento di seduzione,  in un legame  tra amore e morte.

LE AVVENTURE CON I CICLOPI

Ciclopi figure favolose della mitologia greca, di statura gigantesca e fornite di un solo occhio situato in mezzo alla fronte.

Nell’ Odissea sono una collettività di giganti spregiatori degli dei, che vivono in caverne allo stato di natura antropofagi; sono pastori e il loro capo è Polifemo, figlio di Posidone.

Alcune tradizioni ritenevano i Ciclopi,  fabbri costruttori dei fulmini di Zeus perchè aventi  nomi che richiamavano i più violenti fenomeni meteorici, altre tradizioni li individuavano realizzatori di imponenti costruzioni come quella di Tirinto.

La mitologia di queste figure si incentra sopratutto su Polifemo, figlio di Posidone e della ninfa Toosa, era un giovane rozzo e sentimentale, preso da amore per la ninfa Galatea.

Nel 9 ° libro dell’ Odissea è un rozzo e bestiale pastore, che divora alcuni compagni di Ulisse, e da lui viene accecato con un palo aguzzo; non riesce perciò a prenderli, e quindi  fuggono dalla sua grotta sotto le pecore.  Ulisse si era fatto chiamare “Nessuno”,   perchè una volta che Polifemo sarebbe stato ceco, per chiamare aiuto agli altri Ciclopi avrebbe risposto con quest’ espressione e quindi i Ciclopi avrebbero pensato che li volesse prendere in giro.

IL RACCONTO DI TELEMACO  E  IL  RITORNO  E  LA VENDETTA

Telemaco personaggio d’ origine poetica, secondo Omero unico figlio di Ulisse e Penelope. Durante la lunga assenza paterna si trova alle prese con i Proci che  rubano i beni e comandano nella sua casa pretendendo alla mano di sua madre. Guidato da Atena da sempre protettrice di Odisseo, si reca a Pilo da Nestore e a Sparta da  Menelao in cerca di notizie del padre.Tornato a Itaca e sfuggito a un insidio di Proci, trova presso Eumeo il padre, ritornato sotto l’ aspetto di mendicante. Lo riconobbe solo il cuccioloArgo e la balia Euriclea. Penelope sempre molto dubbiosa non era convinta perchè dentro di lei giaceva sempre il pensiero che lui fosse morto. Per riconoscerlo Penelope chiede come era stato costruito il loro letto matrimoniale, costruito sul ceppo di un ulivo secolare. Dopo il riconoscimento, Telemaco aiuta il padre ad uccidere i Proci che volevano sposare la madre per impossessarsi dei beni di Ulisse.Penelope disse che si sarebbe sposata dopo che avrebbe finito di tessere una veste per il  Laerte, ma disfaceva di notte il lavoro del giorno, finchè non fu tradita da una serva. Alla fine dopo aver cacciato i Proci, Ulisse e Penelope vissero finalmente felice insieme a Itaca.

Le famiglie dei proci meditavano già vendetta, ma la dea Atena stabilì la “legge della Pace” che concluse le avventure di Odisseo di quel  periodo

                

 FONTI : Treccani e libro di testo “Il mito e l’ Epica” di Savino Pozzoli

                                                                                    

REALIZZATO DA : Agnese e Giada Pino Classe I B

              

SCUOLA : Bastiano Genovese

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