Come funziona occhio di falco nel tennis

L’occhio di falco (Hawk-Eye) è un sistema di moviola usato durante i tornei di tennis, ma anche nel cricket. Messo a punto dall’azienda inglese Roke Manor Reasearch Limited nel 2001, il sistema è di proprietà della Hawk-eye Innovations Ltd. Si basa su di un sistema di triangolazione, che permette di riprodurre la traiettoria della palla e del percorso che ha seguito utilizzando le immagini delle telecamere. Queste sono dieci e sono posizionate lungo tutto il campo dove si gioca, in modo da coprire tutto il perimetro. Il sistema (comprato dal torneo oppure affittato dalla Hawk-eye Innovations Ltd.) registra tutti i rimbalzi della palla, soprattutto gli ultimi 5 rimbalzi dal momento in cui il giocatore richiede all’arbitro il “challenge” riguardo al punto giocato. Ogni giocatore ha diritto a chiedere in ogni set 3 volte la verifica della chiamata utilizzando l’occhio di falco; a queste si aggiunge un’altra verifica all’inizio di ogni tie break. Se il giocatore ha ragione, il numero dei challenge rimane lo stesso, ma se ha torto, le possibilità di richiesta del challenge scalano (da 3 a 2 a 1 a 0).

Il sistema può essere comprato dal torneo oppure affittato dalla società inglese che ne detiene i diritti di utilizzo. Ci sono 10 telecamere posizionate in alto lungo tutta la struttura del campo dove si gioca, che vanno a coprire tutte le righe del campo.
Il sistema di fatto registra tutti i rimbalzi della palla ed in particolare gli ultimi 5 rimbalzi dal momento in cui il giocatore fa richiesta all’arbitro del “challenge ” sull’ultimo punto giocato.

Esiste una vera e propria regia dove lavorano i tecnici del sistema e dove, è sempre presente un ufficiale di gara preposto per il supporto all’arbitro durante l’incontro. Il giocatore ha diritto per ogni set di chiedere per 3 volte la verifica di una chiamata con occhio di falco + 1 in aggiunta ad ogni inizio tie break.
Se il giocatore ha ragione, il numero dei challenge resta invariato, se il giocatore ha torto, le possibilità di richiesta challenge vanno a scalare ( 3-2-1-0).

La cosa importante, è che questo ha creato qualche problema all’inizio per la tempistica di richiesta del “challenge” da parte del giocatore: in buona sostanza deve fare la sua richiesta all’arbitro in modo diretto, senza chiedere consigli al suo coach e il più rapidamente possibile.

E’ capitato in particolare all’inizio, che i giocatori impiegassero troppo tempo nella loro richiesta e questo ha generato più di una discussione in campo. .

Per 858 volte, i giocatori hanno alzato il ditino verso il cielo. E l’arbitro ha recitato la filastrocca. “Miss/Mister X is challenging the call. The ball was call in/out”. Conosciamo questa frase a memoria, è una specie di esperanto regolamentare. Ha un margine d’errore non così trascurabile: 3,6 millimetri.

CURIOSITA’
L’inventore di Occhio di Falco, guarda un po’, si chiama Paul Hawkins. La sua introduzione è stata accelerata dopo l’incredibile match dello Us Open 2004 tra Serena Williams e Jennifer Capriati, in cui ci furono alcune chiamate scandalose ai danni di Serena. Si è avvertito l’obbligo morale di aggiungere la tecnologia a uno sport con tantissimi giudici. Un match di tennis, infatti, può avere fino a nove giudici di linea in aggiunta al giudice di sedia. Un utilizzo di risorse umane, secondo molti, eccessivo. Nel 2006 la novità è sbarcata nel circuito: prima alla Hopman Cup, poi a Miami, infine allo Us Open. Da allora, Occhio di Falco è rapidamente entrato negli usi e costumi del tennis, sia pure con un asterisco: essendo molto costoso, può essere adottato solo nei tornei più importanti e nei campi principali. L’unico evento che lo piazza su ogni campo è Indian Wells, ma lì c’è il multimiliardario Larry Ellison. E non fa testo. E’ vero che può crearsi una certa disparità tra i giocatori più forti e tutti gli altri, ma se la tecnologia viene percepita come un lusso, è normale che sia utilizzata dove girano più soldi. Dura da accettare, ma è la legge del business.

LE REGOLE
Nei primi anni, Occhio di Falco è stato utilizzato in modi diversi dalle varie istituzioni (ATP, WTA, ITF). Alcune lo limitavano, altre lo consentivano in forma illimitata. E qualche abuso c’è stato, soprattutto in Coppa Davis. La svolta è arrivata il 19 marzo 2008, quando l’utilizzo è stato uniformato. Da allora, ogni giocatore ha diritto a tre “challenge” sbagliati per set, più uno extra nel tie-break. Nel caso di partite ad oltranza, se ne aggiunge uno ogni 12 game. Se il tennista ha ragione, non perde il “bonus” e in teoria i challenge possono essere illimitati. Ma le statistiche diffuse da Wimbledon sono inquietanti. Nel 75% dei casi, il tennista ha torto. Più che regalare una bella figura ai giudici di linea, ne regalano una pessima a se stessi. E’ infatti capitato che il gioco fosse interrotto per i challenge più assurdi. Al recente Wimbledon, per esempio, Ana Ivanovic ha chiesto la verifica di un servizio che era fuori di almeno 70 centimetri.

CALCIO

L’occhio di falco è stato recentemente introdotto anche nel calcio in seguito all’epocale decisione della FIFA di adattarlo al “goal-no goal”, nel caso in cui arbitro ed arbitri di linea non abbiano la sicurezza che la palla abbia o meno varcato la linea di porta. Gli scorsi mondiali del Brasile hanno visto l’esordio di questo mezzo nel calcio.  Oggi è utilizzato anche per le partite del campionato italiano di serie A.

 

Francesco Nocifora  (ex Giudice Arbitro della FIT)

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