I Bestiari e l’immaginario medievale

Alla scoperta degli animali fantastici fra convenzione, finzione e realtà

 

Durante l’Alto Medioevo la Chiesa, conseguentemente alla caduta dell’Impero Romano d’occidente ed al susseguirsi delle invasioni barbariche, divenne il punto di riferimento fondamentale per la cultura. I monasteri e le scuole istruivano i chierici che si sarebbero poi dedicati, con l’ausilio delle conoscenze acquisite, all’interpretazione delle Sacre Scritture. A causa di una visione prevalentemente teologica, dominante in questo periodo, tutti i fenomeni naturali dovevano essere considerati sotto una luce allegorica: si diffusero così i bestiari, i lapidari e gli erbari. Secondo la concezione della chiesa medievale, la natura, nata dalla creazione divina, era ricca di significati nascosti da interpretare. In particolare, agli animali venivano attribuiti aspetti negativi e positivi a sottolineare vizi e virtù appartenenti, tuttavia, alla natura umana. Nei bestiari non era quindi importante la descrizione dell’animale in sé, reale o fantastica, bensì l’interpretazione sovrasensibile che gli veniva attribuita.

Il primo dei bestiari è il Fisiologo (Physiologus), opera anonima redatta in greco ad Alessandria d’Egitto fra il II e il IV secolo d.C.: si tratta di un insieme di descrizioni simboliche di animali, piante e pietre – reali e non – che rimandano ad un insegnamento morale e religioso. Ebbe un così grande successo da essere tramandato per altri dieci secoli.

I bestiari si diffusero infatti soprattutto nel XIII-XIV secolo, tra Francia e Inghilterra, anche se non mancano testimonianze precedenti ma comunque di qualità artistica inferiore. Ciò che caratterizza più queste opere è la numerosa mole di miniature dettagliate presenti per ogni animale descritto, essenziali per consentire una piena comprensione anche al popolo cui maggior parte era analfabeta. Tra i bestiari decorati più importanti troviamo il Bestiario di Aberdeen (XIII secolo, Inghilterra) conservato nella Biblioteca dell’Università di Aberdeen e sfogliabile su http://www.abdn.ac.uk/bestiary/ms24/f1r .

Nei bestiari è rilevante l’opposizione tra il bene e il male, cioè tra Cristo e Satana, che si esplicita attraverso gli animali. Si riportano di seguito alcuni esempi fra i più conosciuti.

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Il leone: la sua figura e la sua forza sono sia al servizio del bene che del male. È immagine di Cristo quando combatte il serpente, il drago o altre bestie maledette ma il leone incarna anche i vizi e le eresie di Satana. Una variante è il leoneformica che, mezzo carnivoro e mezzo erbivoro, non ha modo di nutrirsi e per questo è destinato a morire di fame, come l’uomo indeciso che, non sapendo scegliere tra il bene e il male, diviene un’anima dannata.

Il gatto: ciò che rende importante quest’animale è proprio la sua natura predatrice da felino che lo porta a cacciare il topo allo stesso modo in cui Satana attua il suo gioco perverso conl’anima umana, vulnerabile. Paradossalmente però, a causa di questa sua natura, il gatto viene anche riconosciuto come difensore della dottrina della Chiesa contro gli eretici.

L’aquila: si dice che, quando diviene vecchia, vola verso il Sole così da bruciare le piume logore; tale immagine indica come l’uomo debba fissare il suo sguardo in Dio, prima che giunga la morte, per potersi rigenerare spiritualmente.

Il coccodrillo: si riteneva che fosse l’unico animale con bocca e gola rivolti al cielo e narici, occhi e orecchie rivolti alla melma sottostante in cui viveva; è perciò immagine dell’ipocrisia, l’ipocrita infatti si dimostra rispettoso dei dogmi ecclesiastici di fronte agli altri (bocca del coccodrillo), ma in nessun modo mette in pratica ciò che predica (narici, occhi e orecchie rivolti alla melma).

L’unicorno: un animale simile al cavallo, piccolo ma forte e feroce, con un corno posto in mezzo alla fronte, catturabile solo da una vergine poiché considerato purissimo; è l’immagine caratteristica di Cristo.

La fenice: vive oltre cinquecento anni e, quando sente sopraggiungere la morte, raccoglie dei rami odorosi, si profuma le ali con diversi aromi, costruisce un rogo e, rivolta verso il sole origina un incendio sbattendo le ali, risorgendo poi dalle sue ceneri; è immagine di Cristo e della risurrezione.

Il grifone: è dato dall’unione dell’aquila (il simbolo dello spirito, in grado di volare verso l’alto, cioè la spiritualità) e del leone (il simbolo del corpo, legato alla terra, cioè alla carnalità); viene interpretato come simbolo della condizione umana in quanto l’uomo è fatto di carne e anima che spesso entrano in conflitto tra loro poiché l’uomo aspira a Dio ma è continuamente attratto dal peccato.

Il drago: è il serpente più grande munito anche di ali e zampe, illumina l’aria intorno a sé, usa la sua coda avvelenata per soffocare le vittime; rappresenta pienamente Satana; è probabile che proprio l’associazione drago-Satana-fiamme dell’Inferno abbia portato l’immaginario comune, nei tempi successivi, a pensare al drago come ad un animale sputa fuoco.

Nei secoli successivi al XIV il genere dei bestiari divenne sempre più narrativo e letterario, dando origine anche ai “bestiari d’amore” diffusisi nella corte anglo-normanna, nei quali gli animali erano ormai solo simboli volti a rappresentare le relazioni sociali fra gli uomini di corte e fra le dame e i cavalieri, come il Bestiaire d’amour di Richard de Fournival, un chierico francese.

L’uomo europeo riuscì a sfatare i miti che egli stesso aveva creato solo quando, nel 1400, cominciò a viaggiare ed esplorare oltre i propri confini territoriali, percepiti come i confini del mondo intero, non essendo più vittima dell’ignoto.

Nel 1947 lo storico francese Michel Pastoureau studiò attentamente i bestiari medievali, formulando un’importante considerazione: «A differenza di quanto generalmente si creda, gli uomini del Medioevo sapevano osservare assai bene la fauna e la flora, ma non pensavano affatto che ciò avesse un rapporto con il sapere, né che potesse condurre alla verità. Quest’ultima non rientra nel campo della fisica, ma della metafisica: il reale è una cosa, il vero un’altra, diversa. Allo stesso modo, artisti e illustratori sarebbero stati perfettamente in grado di raffigurare gli animali in maniera realistica, eppure iniziarono a farlo solo al termine del Medioevo. Dal loro punto di vista, infatti, le rappresentazioni convenzionali – quelle che si vedono nei bestiari miniati – erano più importanti e veritiere di quelle naturalistiche. Per la cultura medievale, preciso non significa vero. Del resto, cos’è una rappresentazione realistica se non una forma di rappresentazione convenzionale come tante altre? Non è radicalmente diversa né costituisce un progresso. Se non si cogliesse questo aspetto, non si capirebbe niente né dell’arte medievale né della storia delle immagini. Nell’immagine tutto è convenzione, compreso il “realismo”».

Giorgia Di Bella 3 B BS

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