La casa di Anna Frank non è negli stadi…

Casa non è solo il luogo in cui abiti, ma è molto di più: è il posto in cui ti senti sicuro, dove custodisci i tuoi oggetti più cari, i tuoi segreti e costruisci i tuoi ricordi

“L’alloggio segreto” di Anna Frank è il nascondiglio in cui ha vissuto per ben due anni con la sua famiglia ed altre quattro persone per sfuggire ai tedeschi che, per attuare il folle piano di Hitler, perseguitavano gli Ebrei.

Anche quel covo segreto diventa per Anna la “sua “casa: è più di un rifugio-nascondiglio, è il luogo in cui costruisce un mondo tutto suo, descrivendo la sua quotidianità, raccontando alla sua amica immaginaria Kitty i suoi sogni, le paure e le emozioni anche nuove e mai provate prima, sempre con le orecchie tese al minimo rumore sospetto. Quando, nell’agosto del 1944, l’alloggio segreto fu scoperto i clandestini furono portati nei campi di concentramento, ma amici riuscirono a salvare i diari di Anna.

Il padre di Anna decise di diffondere i diari perché Anna e tutti gli altri non venissero dimenticati, perché da quell’esperienza tutti potessero trarre l’insegnamento che “mai più” debba ripetersi un simile orrore e possa crescere la speranza che il mondo può essere migliorato.

La “Casa di Anna” è ovunque si ricordi che “Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo”.

Purtroppo la “la casa di Anna” non è negli stadi italiani, tra quei tifosi di calcio che hanno insultato la sua memoria e disprezzato i valori dell’umanità, della pace, della solidarietà.

Pochi giorni fa alcuni tifosi laziali hanno attaccato alle vetrate della Curva Sud dello Stadio Olimpico di Roma adesivi dal contenuto antisemita tra i quali le immagini di Anna Frank con indosso una maglia della Roma. Tra i responsabili anche un ragazzo poco più grande di me, di appena tredici anni.

Immediata la reazione del mondo del calcio, anche se con scarsi risultati: negli stadi è stata data lettura di alcuni brani del diario di Anna, ma i gruppi più estremi di questi tifosi hanno fischiato sulla lettura o intonato cori fascisti.

È terribile pensare che, a distanza di oltre settant’anni dalla morte di Anna, la “sua “casa non sia la casa di tutti noi, che la storia non abbia imparato nulla ma io, come scrive Anna, “A dispetto di tutto quanto, credo ancora che la gente abbia davvero un buon cuore”.

 

Bruno Puglisi

Classe I B

Scuola Media Garibaldi

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