UN MILAZZESE IN F.B.I.

In occasione dell’incontro con Maria Falcone nell’aula magna dell’I.T.T. Majorana si è parlato di una grande figura milazzese all’interno dell’FBI.

Si tratta del Dott. Carmine Russo, agente scelto, formatosi presso l’accademia militare americana e fedele collaboratore del governo federale.

Partito da Milazzo il 2 Giugno 1955 verso New York a bordo della nave Vulcania, ha trascorso la sua adolescenza studiando e formandosi presso le migliori scuole americane che gli hanno permesso di ricoprire incarichi prestigiosi negli Stati Uniti e in altri paesi del mondo.

Nel 1990 è stato il primo siciliano ad essere arruolato come special agent in FBI. Durante il servizio ha collaborato con il giudice Giovanni Falcone nell’operazione “Pizza Connection “che ha permesso di bloccare un traffico internazionale di cocaina tra la Sicilia e gli Stati Uniti.

Fermo sostenitore del “metodo Falcone” secondo il quale bisognava che ci fosse una sinergia tra gli apparati burocratici internazionali per avere successo nelle investigazioni.

Attraverso le indagini internazionali si chiedeva alle banche di intercettare la tracciabilità dei proventi dallo spaccio di eroina e che il segreto bancario si annullasse al cospetto dell’autorità giudiziaria.

L’arresto dei narco trafficanti avvenne In New Jersey, terra dei Gambino, grandi boss siciliani in un periodo in cui proprio il giudice antimafia si trovava in America. Questo episodio inorgoglì l’agente milazzese che con le sue accurate indagini e la conoscenza della realtà siciliana aveva permesso un risultato così importante per la polizia italo-americana.

Il Dott. Carmine Russo tornava spesso a Roma per ricoprire indagini delicate e perché gli venivano conferiti incarichi importanti dal Ministero degli Interni. È stato anche il capo della Federal Bureau nella Capitale.

L’attentato di Capaci ha scatenato in lui la voglia di riscattare il giudice perché attraverso il suo metodo era riuscito a smantellare traffici internazionali ed a ridare fiducia alle polizie internazionali.

Durante il suo servizio nella sede centrale in FBI spesso sedeva a guardare il mezzobusto ubicato insieme a quello di Jefferson. I ricordi e le amarezze per un eroe così barbaramente ucciso lo aiutavano a combattere la mafia con più convinzione.

Negli USA, Giovanni Falcone viene identificato con la legalità e la giustizia. Egli rappresenta il senso dello Stato. Giovanni Falcone non è un martire ma un eroe.

L’orgoglio siciliano unito alla voglia di debellare le cosche sono i denominatori comuni che uniscono il giudice e l’agente.

CLASSE V D ET

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