La gola e il peccato di incontinenza…oggi

“…Voi cittadini mi chiamaste Ciacco

per la dannosa colpa de la gola,

come tu vedi, a la pioggia mi fiacco”

VI canto, Inferno, vv.52,54

“Nei desideri naturali sono pochi gli uomini che errano e in una sola direzione, in quella dell’eccesso. Costoro sono chiamati golosi, perché riempiono il ventre più del necessario: e tali diventano quelli che hanno un temperamento troppo da schiavi.”Aristotele

La voglia irrefrenabile di qualcosa, o più comunemente gola è uno dei vizi che, da sempre, è stato tipico dell’uomo. Non a caso anche il padre della lingua italiana, Dante Alighieri, vi ha dedicato un posto di rilievo nel suo capolavoro principale. Dalla lettura di questo canto dell’inferno abbiamo visto che la punizione per coloro che hanno peccato di gola è quella di trovarsi perennemente immersi nel fango e bagnati da una pioggia scura e maleodorante. Nella società odierna, dove questo, che dovrebbe essere considerato secondo la cristianità un peccato e che è, però, diventato un’abitudine, non sarà di certo una pioggia fastidiosa ad impedire di divenire schiavi del cibo e non solo.

Nel Medioevo, epoca caratterizzata da continue instabilità e costellata di numerosi periodi di crisi, le risorse alimentari, così come ogni altra fonte di benessere, erano un lusso che non tutti potevano permettersi. Difatti, solo i ceti sociali più elevati, che godevano di una posizione agiata e benestante, potevano disporre di qualità e soprattutto di quantità consistenti di generi alimentari. Di conseguenza il peccato di gola era un vizio esteso solo ad una ristretta cerchia di individui, ovvero coloro che appartenevano alle classi sociali più ricche.

Se nel Medioevo questo comportamento poteva essere considerato “errore” di pochi, purtroppo del mondo contemporaneo non si può dire lo stesso. Studi socio-antropologici e clinici attestano che più della metà della popolazione globale è affetta da malattie metaboliche, derivanti da un eccessivo consumo di generi alimentari. Va da sé, quindi, che il cosiddetto peccato capitale della gola non è più un semplice “errore”, poiché si è trasformato ormai in una consuetudine.

Con l’aumentare del benessere, con la maggiore disponibilità di denaro, con l’evoluzione delle tecnologie e via dicendo l’uomo ha radicalmente migliorato il proprio stile di vita giungendo ad un punto in cui i lussi prima citati non possono più essere definiti tali. Non si è più in una situazione di carestia dove manca il cibo sulle tavole della gran parte delle persone ma, al contrario, è raro trovare qualcuno che non ne disponga. Attenzione, però, ciò non vuol dire che non esistano aree del mondo in cui quest’affermazione può non essere valida. Infatti, così come nel medioevo vi era quella cerchia di persone che non poteva permettersi alcuno tipo di bene, alimentare e non, anche oggi la nostra società include persone che si trovano in una condizione di estrema povertà: è proprio qui che entra in gioco il carattere peccaminoso della gola. Quest’ultima, infatti, è peccato nella misura in cui l’uomo, per ingordigia, tende a sottrarre agli altri per soddisfare sé stesso. Quest’appetito insaziabile tipico dell’uomo dei paesi sviluppati, oltre ad essere dannoso poiché limita la libertà altrui, lo porta a circondarsi di cose inutili se si parla di oggetti, o a rifornirsi di cibo in eccesso destinato o ad un consumo improprio: il che si traduce sul piano economico in un vero e proprio spreco. La gola, dunque, non include in sé solo il desiderio e il consumo eccessivo di cibo, ma racchiude più in generale ogni tipo di voglia che non si riesce a controllare razionalmente, quindi anche l’avidità di potere, di ricchezza, di successo e anche quella di cultura. Ecco in cosa risiede la natura del peccato capitale della gola.

Ciò che l’uomo dovrebbe capire, non sta tanto nel fatto che peccare di gola può esporlo a molteplici rischi, quindi pregiudicare la sua qualità di vita, ma quanto nel fatto che egli, così facendo, può prevaricare gli altri in modo ingiusto ed irrazionale.

Il prendere consapevolezza dei bisogni fisiologici deve diventare un punto di forza nel modo di pensare dell’uomo, poiché gli sprechi e gli abusi non sono ammissibili in un mondo in cui non ci sono vie di mezzo: da un lato uno stato di benessere esagerato e dall’altro il completo opposto.

Nel Medioevo non esisteva la luce, non esisteva il computer, non esistevano i diritti… se l’uomo è riuscito a fare tutto questo perché allora non riesce nella cosa più semplice… contenersi?

Arianna Torre IV C BS

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