Introduzione allo studio dell’economia politica (parte prima)

Origine e storia del termine “economia politica”

L’espressione “economia politica” deriva dal greco (oikonomia, polis). La prima parola (oikonomia) è composta da due vocaboli (Ojkos = casa, nomos = regola), la seconda (polis = città).

Possiamo quindi affermare che originariamente l’espressione “economia” venisse utilizzata per definire un complesso di regole necessarie per la buona organizzazione di una casa e di una famiglia.

Successivamente il complesso delle regole necessarie per la buona organizzazione di una casa e di una famiglia furono applicate all’amministrazione di intere comunità, definite “polis”.

In un determinato periodo storico, dall’età arcaica all’età ellenistica, le città greche erano indipendenti e sovrane.

La necessità di studiare i fenomeni economici è stata avvertita sin dai tempi più remoti, sin da quando gli uomini cominciarono ad organizzarsi in forma associata ed esisteva il baratto, quale unica forma di scambio. Il passaggio ad altre forme di scambio e pagamento e la continua evoluzione del comportamento delle autorità pubbliche in materia economica confermano la necessità di tali studi.

Attualmente con l’espressione “economia politica” si definiscono le regole necessarie per la buona organizzazione di una intera comunità (c.d. “città-stato”).

L’oggetto di studio dell’economia politica

“Economia” è la scienza che studia l’attività dell’uomo diretta al soddisfacimento dei bisogni, ossia volta all’acquisizione ed al consumo di tutto ciò di cui si sente la necessità per vivere.

Si definisce l’economia politica una scienza sociale perché l’economista studia il comportamento dell’essere umano che, dovendo necessariamente operare con risorse limitate, deve operare delle scelte al fine di soddisfare al meglio i propri bisogni.

Tutti gli esseri umani sono soggetti che studiano l’economia (economisti) nel momento in cui riflettono sugli acquisti da fare e su quelli da rinviare o annullare per mancanza di fondi, quando valutano la convenienza della propria attività di lavoro, la congruità della paga ricevuta per aver prestato la propria attività a favore di terzi, (salario, stipendio, diaria, etc.) ed anche tutti i giovani che meditano sul sito da cui effettuare un acquisto in rete.

Insomma, l’oggetto di studio dell’economia è l’attività sociale dell’uomo volta allo sfruttamento delle risorse disponibili per la produzione e distribuzione della ricchezza. L’attività economica è ben realizzata quando prevede una saggia amministrazione delle risorse disponibili, un impiego oculato del denaro e dei risparmio derivati da un più efficiente impiego dei sistemi produttivi al fine di massimizzare i risultati e minimizzare gli sforzi.

Gli obiettivi dello studio dell’economia

Gli obiettivi che possono essere raggiunti utilizzando praticamente la scienza economica sono molteplici, dalla risoluzione di problemi che interessano singoli esseri umani (es. massimizzazione del reddito ottenibile da un singolo affare o del profitto derivante da un’attività di un’impresa) o  intere comunità (es. mancanza di alimenti o farmaci nei P.V.S.[1], risanamento dei bilanci pubblici, eliminazione o riduzione della differenza tra ricchi e poveri, soluzioni economiche alternative ai conflitti armati) o può anche essere utilizzata per altri fini individuabili di volta in volta.

Il metodo di studio dell’economia

Nello studio dell’economia si osserva la realtà e si formulano delle ipotesi per cercare la soluzione ai problemi esistenti. Nello studio dell’economia è di fondamentale importanza l’acquisizione ed il successivo utilizzo corrente della corretta terminologia. Il metodo di studio ed analisi della realtà utilizza dei “Modelli di comportamento uniforme” nelle varie “Situazioni tipiche ricorrenti”, individuate nella realtà.

Alcuni studiosi teorizzano modelli di comportamento delle varie categorie di operatori economici o di situazioni che ricorrono frequentemente.

I “modelli di comportamento uniforme consistono in comportamenti che gli uomini assumono o nelle scelte alternative che attuano nella loro attività quotidiana tendente al soddisfacimento di bisogni.

Le “situazioni tipiche ricorrenti” sono le varie situazioni che si sono già verificate nella realtà ogni volta che ricorrono certe condizioni ed in presenza di due o più fenomeni ricorrenti.

Nello studio dell’economia si rappresentano graficamente i fenomeni già avvenuti, si utilizzano strumenti quali i grafici, le tabelle, altre tipologie di esposizione schematica per rendere più evidenti e comprensibili determinati fenomeni, raccogliendo dati e costruendo serie storiche.

Ad esempio, il comportamento tipico dei compratori si può riassumere nella tendenza ad acquistare al prezzo più basso.

La conoscenza di questi “modelli di comportamento uniforme” permette di prevedere quali saranno le scelte compiute dagli uomini in determinate “situazioni tipiche ricorrenti” e di servirsi di queste previsioni per teorizzare e ricercare le possibili soluzioni a problemi reali.

Ad esempio, conoscendo il “modello di comportamento uniforme” dei compratori di un determinato “bene” o “servizio”, in un dato momento ed in corrispondenza di un determinato livello di prezzo (“situazione tipica ricorrente”) saremo in grado di capire quale sarà la quantità che sarà acquistata.

Studiare i fenomeni economici significa essenzialmente studiare le scelte umane, quindi comprendere la convenienza di determinate decisioni. La convenienza economica nella maggior parte dei casi è suscettibile di valutazione matematica che aiuta ad operare delle scelte, tuttavia, le scelte degli uomini non sono influenzate solo dalla convenienza economica ma anche da passioni e da sentimenti, che coinvolgono elementi di valutazione moralmente utili ma anche irrazionali e non facilmente valutabili dal punto di vista concreto.

Al fine di comprendere nel modo migliore tutti i fenomeni economici, le varie problematiche sono affrontate con l’ausilio di altre discipline (la matematica, la fisica, la chimica, la storia, la sociologia, la storia, la religione, etc.). Tuttavia, data la assoluta imprevedibilità di talune scelte, si definisce l’economia una scienza sociale e non si può definire una scienza esatta (come la matematica o la fisica), proprio perché come in tutte le altre scienze sociali (la religione, la criminologia, etc.), anche in economia si analizzano alcuni aspetti del comportamento umano, in particolare, quando essi devono procurarsi tutto quello che serve loro per sopravvivere, per soddisfare bisogni materiali e morali.

Il ruolo attuale dello studioso di economia

Seguendo gli insegnamenti di Lionel Robbins[1], l’economista non dovrebbe mai dare giudizi, ma limitarsi a fornire soluzioni tecniche individuando la congruenza tra mezzi e fini da perseguire, mettendo in evidenza quali siano le scelte “tecnicamente” efficienti, senza entrare nel merito della soluzione scelta.

Invero va considerato che tutti i cittadini quando ponderano un’opinione per esprimere un voto nelle elezioni comunali, nazionali, etc. valutano, o dovrebbero valutare nel proprio interesse, i riflessi economici dei programmi elettorali di ciascun candidato. Il programma economico (Economie fino all’osso) sostenuto da Q. Sella, ministro delle Finanze nel governo Lanza dal 1869 al 1873, per il risanamento della finanza pubblica e l’ottenimento del pareggio, potrebbe riassumersi nella sua celebre frase  “… io dichiaro essere assolutamente necessario, indispensabile il fare le economie le più terribili, lo andare fino all’osso nello stralciare le spese…”.[2]

Potremmo definire l’oggetto specifico della scienza economica con le parole usate da Lionel Robbins nel suo famoso Saggio sulla natura e sul significato della scienza economica del 1932: “L’economia è quella scienza che studia il comportamento umano come una relazione tra scopi (classificabili in ordine di importanza) e mezzi scarsi applicabili ad usi alternativi”. Per cui l’economista studia il comportamento umano e non deve giudicare quali obbiettivi economici valgono più di altri dal punto di vista sociale o umanitario o, come si otterranno i mezzi necessari per raggiungerli. L’economista, in quanto tale, non giudicherà se una certa infrastruttura deve essere realizzata o meno, né giudicherà se questi traguardi si devono ottenere utilizzando l’attività lavorativa di uomini liberi o ridotti in schiavitù, non esprimerà considerazioni di merito relativamente alla scelta della via diplomatica o dell’avvio di conflitti armati. L’economista lascia queste considerazioni a religiosi, uomini di stato, di religione, etc., ed è proprio per questo che la definizione di Robbins viene detta “definizione formale dell’economia”, per cui devono esistere più scopi o obiettivi che gli uomini vogliono raggiungere con la loro azione e che sia possibile sapere quali sono più e quali meno importanti; vi sono mezzi o strumenti che sono adatti a soddisfare gli obiettivi desiderati; gli strumenti disponibili sono scarsi, che non bastano a raggiungere tutti gli scopi, anche se sono strumenti che possono essere adoperati per più scopi.

Considerando tutti questi elementi, Robbins ci dice che nasce un problema economico, cioè un problema che rientra nella materia di studio della scienza economica, ogni volta che si debba scegliere come adoperare dei mezzi e quali obiettivi soddisfare, tenendo conto del fatto che i mezzi a disposizione non sono sufficienti a raggiungere tutti gli scopi desiderati.

La concezione del ruolo dell’economista esclusivamente tecnico per molto tempo è prevalsa tra gli studiosi e tutt’oggi troverebbe alcuni disposti a condividerla.

Attualmente, invece molti pensano che un buon economista non può limitarsi a dare soluzioni “tecniche”, né solo modelli teorici, l’obiettivo dell’economista deve essere anche quello di capire i problemi della società in cui vive ed opera nella loro concretezza e complessità, un economista deve, con i suoi modelli, poter comprendere e spiegare i fenomeni economici nelle loro applicazioni reali, servendosi di strumenti semplici e comprensibili dalla moltitudine. L’economista, in definitiva, deve diventare uno strumento del progresso economico e sociale di tutta un’intera comunità di esseri umani e deve sviluppare i suoi studi ponendoli al servizio del bene comune.

[1] Paesi in via di sviluppo = Alcuni stati del continente africano o asiatico considerati dalla comunità internazionale non ancora sviluppati dal punto di vista economico, sociale o della piena osservanza dei diritti umani

  • Lionel Charles Robbins = economista inglese (Sipson, 22 novembre 1898 – Londra, 15 maggio 1984 barone Robbins), conosciuto per i suoi apporti alle teorie economiche e per la sua definizione di economia. “L’economia è la scienza che studia la condotta umana nel momento in cui, data una graduatoria di obiettivi, si devono operare delle scelte su mezzi scarsi applicabili ad usi alternativi.”. È considerato uno dei più grandi esponenti della teoria Marginalista.
  • Quintino Sella, (Sella di Mosso, 7 luglio 1827 – Biella, 14 marzo 1884) è stato uno scienziato e politico italiano. Per tre volte Ministro delle finanze del Regno d’Italia.
Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.