Sempre vivo il ricordo di Paolo Borsellino

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Nei Comuni, negli uffici pubblici, nelle Procure, nelle scuole la fotografia di Falcone e Borsellino che si parlano sorridendo, è affissa un po’ ovunque ed è ormai scolpita nell’immaginario collettivo richiamando le coscienze tutte a un sussulto di orgoglio e di consapevolezza nell’esigere una società giusta e libera.

A 26 anni dalla strage di Via D’Amelio (19 luglio 1992) in cui persero la vita il magistrato antimafia Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, prima donna a far parte di una scorta, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina non possiamo non rivolgere la giusta attenzione ad una delle pagine più buie della nostra storia.

E ricordare!

 

Ricordare Borsellino è un dovere, dovere di uomini e donne, di cittadini di uno Stato che ha bisogno di una memoria viva e di una coscienza vigile. Ricordare il magistrato che ha combattuto la mafia con la determinazione di chi sa che la mafia non è un male ineluttabile ma un fenomeno criminale che può essere sconfitto. Sapeva bene Paolo Borsellino che per il raggiungimento di questo obiettivo non era sufficiente la repressione penale, ma indispensabile diffondere, particolarmente tra i giovani, la cultura della legalità.

E’ nella vita di ogni giorno che la lotta alle mafie si concretizza. E’ nella vita di ogni giorno che occorre fare il proprio dovere affinché la lotta non sia affrontata solo da pochi eroici paladini della Legalità, ma patrimonio comune di tutti gli uomini e le donne.

“La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.” Paolo Borsellino

 

Franca Genovese

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