L’infanzia negata delle spose-bambine

Uno dei problemi più complessi che affligge la nostra società contemporanea è quello delle spose-bambine. Ogni anno almeno 14 milioni di ragazzine nel mondo sono costrette a sposarsi prima dei 18 anni. A queste viene negato di vivere la loro infanzia e di potersi istruire, e vengono private del diritto alla salute e alla sicurezza poiché date in spose a uomini spesso molto più grandi.

I matrimoni precoci rappresentano un problema diffuso in vari paesi e mette le fanciulle a rischio di violenza fisica e psicologica che le segnerà per tutta la vita. Nella maggior parte dei casi il motivo dei matrimoni infantili è una combinazione di più fattori: povertà, ignoranza e mancanza di rispetto dei diritti dei bambini. Infatti queste unioni sono la soluzione ai problemi economici familiari perché riuscire a far sposare la propria figlia con un uomo ricco e importante può migliorare le proprie condizioni. Quasi sempre i matrimoni precoci si considerano forzati perché, solitamente, le bambine non danno il loro pieno consenso, ma in molti contesti questo genere di matrimonio è una pratica abituale. Non c’è nulla però a che vedere con ciò che si prova e con l’amore: le bambine possono sembrare di accettare, ma lo fanno solo perché devono rispettare e obbedire al volere dei genitori e della comunità. Per le povere spose questo diventa un vero inferno, che inizia con la rinuncia alla scuola, per dover badare alle faccende domestiche e per dedicarsi al marito e ai figli. Le stesse, infatti, diventano madri a 12 anni, e spesso può capitare che muoiano di parto. I risultati del matrimonio precoce inoltre vanno oltre la vita improponibile di giovani spose, poiché colpiscono la generazione successiva a loro. L’abbandono della scuola non solo limita le loro prospettive future, ma anche la loro abilità a contribuire alla crescita economica e sociale della comunità e del Paese a cui appartengono.

I figli di una madre giovane, non alfabetizzata, non avranno un facile ingresso a scuola, non riusciranno a studiare bene né a proseguire oltre l’educazione di base. O peggio, le figlie di spose bambine si sposeranno giovani e inizieranno di nuovo questo circolo vizioso. Una cosa è certa: questo grande problema si deve risolvere. Per farlo sono state istituite numerose associazioni che, innanzitutto, favoriscono la prosecuzione degli studi alle bambine, fanno in modo che vengano registrate alla nascita – poichè senza la registrazione non possono dimostrare la loro età anagrafica e possono sposarsi anche a un età non consentita dalla legge – e sostengono gruppi di giovani che fanno sensibilizzazione sui diritti dei bambini, incluso il diritto a non essere costretti a subire un matrimonio a giovane età.

Oltre alle associazioni, ognuno di noi può fare qualcosa, nel suo piccolo. Tutti possono contribuire dando voce a queste spose bambine, raccontando ad esempio le loro storie sui social media, sensibilizzando l’opinione pubblica e spingendola a risolvere questo dramma. La speranza, anche tra i giovani, è che quest’atroce realtà possa scomparire al più presto, perché la vita è un bene prezioso, che va goduta in tutte le sue fasi, di cui l’infanzia è una delle più importanti e non può essere segnata da situazioni così violente. Lasciamo quindi vivere a queste ragazze la propria infanzia e la propria libertà, lasciamole studiare, lasciamole provare i propri sentimenti e non abbandoniamole al proprio tragico destino. Perché, per citare una frase di Nelson Mandela “Non ci può essere rivelazione più acuta dell’anima di una società che il modo in cui tratta i suoi bambini”.

Rita Chiara Scarpaci

Classe I, Scuola Sec. di 1° grado “Foscolo” di Barcellona P.G.

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