FRANCESCO LAMA, AUTORE DEL FILM “I SICILIANI”, AL MAJORANA

“Educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto” C.M. Martini

Potrebbe essere questo il pensiero che meglio sintetizza la bella mattinata che ha visto gli alunni del Majorana protagonisti dell’incontro con il regista del docu-film “I Siciliani”, Francesco Lama.

Gli studenti, che nei due giorni precedenti si sono recati al cinema Liga per assistere alla proiezione del film documentario, hanno potuto riflettere e confrontarsi con il regista stesso che, nel corso della mattinata, ha tenuto una master class, interagendo in modo informale, allegro e coinvolgente con tutta la platea.

Un’aula Magna piena di giovani ha risposto con attenzione a questo richiamo e ha rivolto a Francesco Lama domande importanti, frutto di una sensibile analisi ora autonoma, ora nata dal dibattito sollecitato in classe dagli insegnanti sul tema della sicilianità e sulla molteplicità di connotazioni che esso si porta dietro. Ne viene così fuori uno ritratto bifronte dove la “lamentosità” per il mancato cambiamento di una terra provata e ferita, convive con la drammatica rassegnazione all’abitudine del ciò che è e deve continuare ad essere.

La rassegnazione che, attraverso gli occhi di Ignazio, il giovane protagonista del film che lo stesso regista ha affermato avere tratti autobiografici, appare dura da digerire, quasi insopportabile eppure, assai diffusa, soprattutto tra i giovani.

Una Sicilia, quella messa in pellicola da Lama, fatta di bar e convivialità, di disoccupazione e arroganza, dalla presunzione di essere “i megghiu”. Quest’ultima espressione, ripetuta spesso durante il film, vuole evidenziare un aspetto autocelebrativo e fieramente sicuro del popolo siciliano che, tuttavia, non può non fare i conti con un passato di assistenzialismo e di fiaccagine sociale che ha condannato il nostro presente e sta ipotecando il nostro futuro.

Non bisogna tuttavia dimenticare che è anche la Sicilia di Pirandello e di Verga, di Tomasi di Lampedusa e di Vincenzo Consolo, così come dei siciliani “rinisciuti”, quali gli attori della pellicola pluripremiata in Italia, America, Inghilterra, Sud Africa, ecc, come Tony Sperandeo, Maria Grazia Cucinotta, Leo Gullotta, Pierangelo Buttafuoco e Ninni Bruschetta.

Il film, attraverso luoghi vicini e familiari è il racconto ora di illustri e ormai famosi siciliani, ora di gente comune e spinge ad una riflessione amara in chiave autocritica che, a tratti, assume i contorni dell’implacabile denuncia. E’, però, al tempo stesso, un terremoto pedagogico, una tempesta educativa, che investe pienamente chi lo vede, un invito, un’esortazione a cambiare strada, a ritenerci sì unici e speciali, ma anche fragili e peccatori, laddove il peccato è insito nella rassegnazione becera che, per dirla con le parole di Tomasi di Lampedusa, vuole che tutto cambi affinché tutto resti com’è.

Questa innata tendenza ad essere “STAR del niente” diventa una zavorra che impedisce ogni sorta di salto verso il cambiamento, un cambiamento che non può non passare dalla scuola che, avendo come obiettivo precipuo l’educazione e la formazione degli individui, ha il dovere di spingere alla riflessione e alla critica costruttiva.

Una chiamata, questa, alla quale il Majorana, diretto da Stello Vadalà, non si è mai sottratto, in passato come oggi, facendone un proprio punto di forza e dando corso a tutte le iniziative che tale fine possono perseguire, non ultimo l’incontro con il regista Francesco Lama.

Così grazie alle sollecitazioni degli studenti e alla generosa risposta del regista, si è potuta visualizzare una “fotografia in plenaria” di una Sicilia e di una sicilianità che meglio non poteva essere raccontata, in un clima leggero e con l’approvazione di numerosi applausi.

L’incontro è stato moderato dalle proff. Lucia Scolaro e Luisa Fonseca.

La mattinata si è conclusa con selfie, autografi e tanta allegria.

 

Lucia Scolaro

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