ERA L’ALBA

“Era l’alba di un giorno che non conoscevo.
Esternamente distesa, senza tempo né spazio, né corpo.
In un mondo in ci non sembrava io appartenessi.
Lentamente e soave, la vita intorno a me.
Senza far rumore. Sospesa su un letto che non era mio, in una stanza che non avevo mai visto prima…”

Era l’alba è un racconto autobiografico, strettamente legato ai fatti realmente accaduti essendo al contempo però un vero e proprio percorso di consapevolezza interiore e resilienza.

Melinda Giorgianni è una ragazza che alla soglia della maggiore età impatta violentemente contro la vita che a causa di un incidente stradale sembra sfuggirle per 17 lunghi giorni di coma.

era l’alba edizioni Lombardo

In “Era l’alba. Storia di un risveglio” è la stessa Melinda a scrivere e raccontare i distinti e piacevoli ricordi di quella apparente e momentanea assenza che gettava nel dolore la famiglia e gli amici sempre al suo fianco e a ricostruire, con maggiore fatica, i momenti del risveglio.

«Ma quei colori, quei profondi profumi, io li ricordo bene. Così nitidi come non ne ho visti né sentiti in questa falsa e vuota nuova vita»

Una ragazza da sempre interessata alle dinamiche della mente umana e che adesso ha scelto, proprio per questo di essere psicologa, psicodiagnosta clinica e forense e psicoterapeuta, occupandosi particolarmente del superamento dei traumi e portando la sua personale esperienza come testimonianza di speranza e apertura alla vita.

Il libro è caratterizzato da un ritmo intenso e, nonostante il tema affrontato sia piuttosto delicato,  parla al cuore e alla mente del lettore dalla prima all’ultima pagina. L’autrice, Melinda Giorgianni, sceglie tre registri stilistici, quasi a ricordare le tre corde di pirandelliana memoria: il registro narrativo, il registro scientifico e quello emozionale; quest’ultimo volutamente distinto anche dalla grafia in corsivo scelta per tratteggiare i pensieri più profondi della sua esperienza.

Il risveglio di Melinda è costituito da tappe progressive che, grazie ai ricordi e alle emozioni provate, permettono alla ragazza di ricostruire la realtà che aveva per un breve ma lungo periodo lasciato.

Ricorrono immagini di frammenti e la stessa parola puzzle ritorna più volte a rappresentare un quadro che appare completo solo se tutti i pezzi sono messi al posto giusto, con la consapevolezza che due di quei tasselli – cui il libro è dedicato – non saranno più trovati: l’amico Tom, morto nel corso dello stesso incidente e la cugina Alba, morta qualche anno dopo, vittima anche lei di un incidente che riporta il dramma del coma nella famiglia di Melinda.

I principali strumenti utilizzati per tornare alla realtà sono la filosofia e i diversi studi in tale ambito che rappresentano per Melinda una vera e propria terapia.

La copertina bianca, il colore che in moltissime culture è scelto per i riti di passaggio, ha per protagonista l’occhio che riflette l’arcobaleno, quello stesso occhio (sinistro) che Melinda fatica ad aprire anche dopo il risveglio e che, pur rimanendo a lungo chiuso, con la sua grande pupilla rimane sempre aperto su quell’esplosione di colori assaporato in quei 17 giorni.

«Ho raccontato la mia perché mi sento onorata se non di essere rimasta lì in quella vita che ho riconosciuto reale, almeno di poterlo raccontare per chi non c’è più qui, e, soprattutto, per quanti soffrono la loro mancanza».

Giulia Previti III C BS

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