Il coraggio degli eroi italiani che cambiò le sorti della Grande Guerra

“Memento Audere Semper”

Il 17 Marzo 1861, ad un mese dal celebre assedio che costrinse il Regno delle Due Sicilie alla resa, si sancì l’annessione definitiva della Marina Borbonica alla Real Marina del Regno di Sardegna al fine di istituire una potente armata navale capace di distinguersi sul continente per la grande abilità nell’esercizio del potere marittimo.

« Voglio delle navi tali da servire in tutto il Mediterraneo, capaci di portare le più potenti artiglierie, di possedere la massima velocità, di contenere una grande quantità di combustibile [...] consacrerò tutte le mie forze [...] affinché l'organizzazione della nostra Marina Militare risponda alle esigenze del Paese » Camillo Benso di Cavour, allora Presidente del Consiglio.

 

Ed i risultati presto arrivarono

Il problema di maggiore rilevanza per l’Italia, all’indomani dell’entrata nel primo conflitto mondiale a fianco dell’Intesa, era rappresentato dalla sua enorme estensione costiera, inadeguatamente protetta. Questa debolezza influì sensibilmente sulle strategie militari navali adottate nei mesi successivi, durante i quali il controllo e la difesa dell’Adriatico divennero le priorità assolute dell’esercito regio.

Le pedine più pregiate sulle quali avanzò la Marina Militare Italiana per tenere sotto scacco Pola e Trieste, le principali basi navali nemiche, furono tre floride città italiane: Brindisi, la “sentinella”, l’anima dei più intrepidi e coraggiosi marinai; Roma, la “rete”, sede del comando, del controllo e dell’informazione che dal Palazzo S. Agostino si diramava lungo le coste e attraverso il Mediterraneo; Venezia, la “regina”, l’elemento indispensabile per giungere all’esito favorevole del conflitto.

La tattica del “pressing” privilegiata dall’Intesa sull’Adriatico raggiunse il culmine con lo ‘Sbarramento del Canale d’Otranto’. La creazione di un muro navale di banchi di mine e ostruzioni di reti, sorvegliato da pattugliamenti costanti di Sommergibili, MAS e Idrovolanti, impedì alla coalizione avversaria di instaurare collegamenti con l’Oriente, determinando alla lunga il collasso economico degli imperi centrali.

L’alleanza austro-tedesca rispose all’offensiva con feroci intimidazioni, spietati bombardamenti notturni su minori località costiere, privi di rilevanza militare ma efficaci nel terrorizzare i civili e cogliere il governo Italiano di sorpresa.

Ciò nonostante, la reazione Italiana non concedeva tregua all’Austria-Ungheria, e vantava, in aggiunta alla consuete operazioni ordinarie, imprese fuori dal comune, incursioni strategicamente complementari alle sorti della guerra e della futura Europa nel primo dopoguerra.

Tra le cospicue “azioni di superficie” in Alto Adriatico assumono particolare rilievo gli assalti ai porti nemici per mano di eroici patrioti a bordo dei MAS, gli agili motoscafi armati siluranti ed antisommergibili dotati di possenti siluri e bombe di profondità.

La figura di Luigi Rizzo, “l’affondatore” carismatico e perseverante che ‘odiava la guerra, ma sapeva come condurla’, spicca fra i protagonisti di questa gesta memorabili.

Fin dal 1915 la squadriglia comandata da Rizzo espletava importanti compiti di vigilanza nel golfo di Trieste, ma le azioni più ardite furono tentate solo due anni più tardi.

La prima operazione militare fu condotta precisamente tra il 9 ed il 10 Dicembre 1917. Si trattava di una missione segreta che prevedeva la violazione del porto asburgico situato lungo l’altopiano del Carso, la quale si concluse con l’affondamento della Wien, l’enorme corazzata austriaca che proprio in quei giorni aveva lasciato la base navale di Pola per gettare l’ancora a Trieste.

La seconda missione, una spedizione punitiva in mare aperto che ‘sembrava impossibile, nonostante fosse stata studiata nei minimi particolari’, fu compiuta nella lunga notte tra il 10 e l’11 Febbraio 1918, quando i marinai d’Italia ‘osarono l’inosabile’ nella celebre Beffa di Buccari.

La spedizione, alla quale partecipò il poeta abruzzese Gabriele d’Annunzio, si rivelò un’iniezione di entusiasmo nelle vene italiane ormai ingrossate dalla sfiducia e dal pessimismo, un’avventura folle, sterile di risultati materiali ma dall’influenza morale incalcolabile.

Tuttavia, l’episodio più significativo della storia navale mondiale, che meglio ricorda come i patrioti italiani abbiano onorato sé stessi ed il tricolore, è l’impresa di Premuda. Nella luce incerta dell’alba del 10 Giugno 1918, noncuranti dell’intenso fuoco di sbarramento austriaco, i Mas 15 e 21 silurarono la corazzata Sankt Stefan, l’imponente nave da battaglia con dislocamento superiore alle 60.000 tonnellate appartenente alla classe Viribus Unitis, affondandola. Pur consapevoli dell’evidente inferiorità numerica e delle modeste dimensioni dei propri mezzi, Luigi Rizzo e Giuseppe Aonzo si lanciarono in un inseguimento mozzafiato, stroncando sul nascere l’offensiva segreta organizzata dall’Impero Asburgico per costringere la regia Marina alla resa. La vittoria, emblema della rivalsa Italiana su Caporetto, permise alla prestigiosa Marina Militare di ricevere riconoscimenti e congratulazioni. Definita come un’azione che superava i limiti di una riuscita puramente tattica per assumere i contorni di un chiaro trionfo strategico, l’impresa di Premuda ebbe una forte ripercussione sul morale austriaco. Il duro contraccolpo psicologico subito dai soldati asburgici nell’estate del ‘18 convinse definitivamente l’alleanza austro-tedesca a rinunciare al controllo dell’Adriatico: una decisione sofferta ma inevitabile, la quale riaccese le flebili speranze dell’esercito italiano ormai allo stremo e rinvigorì i combattenti sul fronte che nell’autunno di quello stesso anno vinsero, inaspettatamente, la Grande Guerra.

Pellegrino Gemma V B BS

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