DONNA PERSONA O DONNA OGGETTO? QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale […] senza distinzione di sesso”: questo è ciò che afferma l’articolo 3 della Costituzione.

Tuttavia, se diamo un’occhiata alla società odierna diventa spontaneo domandarsi se sia davvero così.

Sembra assurdo doversi porre una domanda del genere, in particolar modo se si pensa all’evoluzione della società negli ultimi cinquant’anni in ogni campo e in ogni settore. Nonostante ciò, il quesito diventa più che mai attuale se pensiamo che la donna non viene trattata ancora come “persona”, soggetto di diritti uguali a quelli degli uomini, ma sempre più spesso come “oggetto”.

Eppure ci sono molte persone che la pensano diversamente, affermando che la condizione sociale e lavorativa della donna sia notevolmente migliorata negli ultimi anni, diventando simile se non addirittura superiore. Ovviamente si tratta di osservazioni fatte alla leggera, senza una seria riflessione critica. Per rendersi conto di ciò basta osservare cosa ci propongono i mass media e la televisione, che sono lo specchio della mostra società. Cosa vediamo sul piccolo schermo in prima serata? Chi vediamo sulle copertine delle riviste più famose? Lasciamo da parte il moralismo e l’ipocrisia e analizziamo oggettivamente ciò che si presenta davanti ai nostri occhi. Presentatrici televisive, opinioniste, attrici, giornaliste sono quasi sempre giovani e attraenti. Nessuno vuole mettere in dubbio le loro capacità, ma il fatto che ad apparire in TV o sulla copertina dei giornali siano sempre donne bellissime ci deve far pensare che è in atto una mercificazione del corpo della donna. Un bel corpo fa più scalpore di una mente brillante, perché è questo che la gente vuole vedere. La televisione non è altro che una piattaforma che compiace i gusti di chi la guarda. E spesso una giovane donna attraente senza particolari doti intellettuali piace di più di una professionista seria e preparata, magari più avanti negli anni e sarà proprio la prima a fare carriera più facilmente.

Si deve amaramente ammettere che la donna, per quanto fatichi a conquistare un posto dignitoso nella società e nel mondo del lavoro, spesso non riesce a farlo, a causa di una mentalità ancora retrograda che mette da parte la sua dignità di persona, finendo per considerarla solo come un oggetto dei desideri maschili e della loro sete di dominio.

STEFANO PREVITI

IV ACR

“Pari diritti”, “No alla mercificazione del corpo femminile”: sono solo frasi che sentiamo gridare di continuo durante le proteste femministe, ma se ci soffermiamo un attimo a ragionare vediamo come, al giorno d’oggi, le donne abbiano raggiunto la massima indipendenza e l’uguaglianza totale rispetto agli uomini. Molti, pensando ad esempio ai nudi femminili che appaiono sulla rivista Playboy, parlano di mercificazione del corpo femminile, che rischia di mettere in discussione le conquiste degli anni Sessanta e Settanta. Tuttavia, se ci soffermiamo un attimo sulla stessa parola “mercificazione” ci rendiamo conto come la società in cui viviamo punti tutto sui soldi, finendo per mercificare non solo la donna, ma anche ogni altro essere umano e persino i sentimenti e le emozioni. È vero che spesso facendosi un giro sulle emittenti televisive con più ascolti ci imbattiamo in donne sorridenti e seminude, ma è pur vero che nessuno obbliga tali donne a comparire così sul piccolo schermo: si tratta semplicemente di una scelta personale.

Inoltre, teniamo presente che la mercificazione del corpo non è un discorso che riguarda solo le donne, ma anche gli uomini, che sempre più spesso vengono messi in mostra depilati, con corpi scolpiti e sopracciglia perfette.

Quindi, non si può dire che le immagini femminili mostrate in TV rischiano di creare complessi di inferiorità nelle giovani ragazze che vorrebbero imitarle, perché questo è un problema che potrebbe tranquillamente affliggere anche i maschi e capita molto più spesso di quanto si creda.

A proposito di femminicidio, qualcuno sa forse quantificare i casi di “maschicidio?”

Si tratta di un’operazione molto difficile: si trovano, infatti, pochissime ricerche affidabili, ma alcune di queste affermano che, per esempio, il venticinque per cento degli uomini almeno una volta nella vita ha subito una violenza all’interno delle mura domestiche. È, inoltre, fondamentale specificare che molti uomini tendono a non denunciare tali aggressioni per paura di essere derisi o etichettati come deboli, molte volte dalle stesse donne. Un uomo che uccide una donna viene condannato a venti anni di prigione, pena giustissima (su questo non ci piove), ma una donna che uccide un uomo?

Siamo sinceri, ormai le donne sono a capo della società in tutti i settori. Basta guardarsi intorno e vedere come soprattutto all’interno della famiglia sia la donna a tenere le redini, ad occuparsi della gestione del denaro e delle scelte importanti. Gli uomini si limitano sempre di più a portare i soldi a casa e a guardare qualche partita di calcio.

CATALIN PARANCEA

IVACR

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