Macrocosmo e microcosmo nel Cristocentrismo medievale

Durante i primi secoli del Medioevo la religione cristiana si diffuse rapidamente nel bacino del Mediterraneo e nell’Europa occidentale sostituendosi al paganesimo classico e alle religioni dei popoli barbarici.

Mentre nell’età moderna la natura viene vista come un mondo posto al di fuori dall’uomo, nel pensiero medievale, fortemente intriso di religiosità, questa separazione non esisteva: il mondo, compreso l’uomo, era creazione di Dio. L’uomo era un microcosmo nel macrocosmo, costituito dagli stessi elementi della natura, terra, acqua, aria e fuoco e la natura era concepita come lo specchio in cui l’uomo poteva contemplare l’immagine di Dio. Ed è proprio in questo contesto che nasce la dottrina del Cristocentrismo ad opera del più importante filosofo francescano originario della Scozia: Duns Scoto. Secondo il suo pensiero Cristo è principio e fine di tutta la realtà creata e la sua missione non è semplicemente quella di salvare gli uomini dal peccato, ma quella di divinizzare l’uomo. Occorre allora capire come tutto debba essere riferito a tale centro unitario.

Il Cristocentrismo è una concezione pienamente dimostrata dalla cosmologia simbolica di santa Ildegarda di Bingen, badessa di Rupertsberg, secondo la quale l’universo si divide in tre cerchi concentrici: il cerchio più grande rappresenta il firmamento, il secondo l’aria sottile ed il terzo la terra. In questa rappresentazione il macrocosmo è raffigurato dal cerchio esterno e il personaggio che lo sostiene rappresenta Cristo, che con le sue immense braccia lo circonda; all’interno di questo cerchio un personaggio con i piedi uniti e le braccia distese indica il microcosmo e, sullo sfondo, il disco nero indica la terra.

Le riflessioni di Ildegarda sulle proporzioni del microcosmo la portano a sostenere che, non solo il cosmo è regolato dal numero tre che naturalmente è l’immagine della Santa Trinità, così come tre erano le classi della società medievale, oratores, laboratores, bellatores, ma che anche la fisicità dell’uomo risulta essere governata da rapporti numerici, in particolare dal numero cinque poiché possiede cinque parti uguali nella sua lunghezza e nella sua larghezza,  cinque sensi e  cinque estremità. Il numero cinque è d’altronde ricorrente nelle concezioni cosmiche di altri pensatori dell’epoca che rimandano tutte all’uomo vitruviano, riflesso della perfetta proporzione del corpo umano.

Marco Vitruvio Pollione, il più grande architetto dell’antichità, infatti, nel suo De Architectura già nel I secolo dopo Cristo aveva fissato le leggi matematiche, che stavano alla base della rappresentazione del corpo umano ideale. Sarà poi Leonardo da Vinci con l’Homo ad quadratum e ad circulum a realizzare la sintesi di macrocosmo e microcosmo: il cerchio rappresenta la sfera celeste cioè l’origine divina dell’uomo, mentre il quadrato si riferisce alla sua natura terrestre. La sovrapposizione delle due figure realizza la quadratura del cerchio ovvero l’unione di cielo e terra, di umano e divino, ovvero Cristo.

Ma l’eredità vitruviana viene ripresa anche dalla cultura cristiana che la interpreta in modo nuovo: l’uomo con le braccia aperte diviene l’immagine del crocifisso e la progettazione delle chiese cristiane di tutte le epoche ne sarà profondamente influenzata; infatti l’impianto a croce latina degli edifici di culto richiama la figura di Cristo in croce e il suo corpo diventa misura dei singoli elementi costruttivi (navata, transetto, absidi e cappelle).

In un edificio di culto così strutturato, la visione cristocentrica del tempo, attraverso le varie raffigurazioni iconografiche di Cristo e le scene della sua vita, trovava espressione anche negli affreschi, nelle vetrate delle cattedrali e nei mosaici nei quali spesso si ritrova la figura del cristo “pantocratore”. Le immagini, oltre ad avere uno scopo decorativo avevano una funzione didattica per il popolo analfabeta e timoroso del giudizio di Dio. Architettura e pittura davano così risposta al desiderio umano di ordine che trova il suo compimento proprio in Gesù Cristo, visto come principio organizzatore del cosmo e chiave di comprensione della realtà e del mistero dell’esistenza.

Infine anche nella letteratura dell’epoca ritroviamo riferimenti allegorici a Cristo, basti pensare alla figura di Beatrice protagonista delle poesie stilnoviste di Dante Alighieri.

“Esiste ancora oggi, per il mondo cristiano, una concezione cristocentrica del mondo? Ha senso in una società interculturale?  Se si, come possiamo riscoprirla?”.

Forse uno stimolo a riflettere può darlo la seguente frase:

“Guardiamo alle religioni come alle mille foglie di un albero, ci sembrano tutte differenti, ma tutte riconducono a uno stesso tronco.” (Mahatma Gandhi)

Arianna Torre III C BS

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