I mezzi di comunicazione virtuale favoriscono o impediscono l’amicizia ?

I mezzi di comunicazione virtuale favoriscono o impediscono l’amicizia ?

I vagoni di Don Ciccio

Qualunque adolescente che abbia la forza di alzare la testa e osservare questo mondo nostro, con facilità percepirà il senso della velocità, della rapidità, e perdonatemi tutte queste à, il senso dell’umanità.

Ognuno di noi ha un modo tutto suo di vedere gli altri ma anche di vedere se stesso e figuriamoci dunque se non lo ha nel vedere ciò che lo circonda, ciò che lo addomestica, ciò che lo rende uomo del proprio tempo, giusto o sbagliato che sia.

Ma sono gli anni a fare il tempo e ne occorre davvero tanto perché tutto cambi.

Che questo nostro andare assomigli molto a un treno con mille vagoni lo pensa sempre don Ciccio, seduto su una panchina del parco, con i suoi occhiali scuri; per lui il tempo è fatto di vagoni che vanno insieme ma non si conoscono mai e anche quando si fermano e sono lì, uniti, e potrebbero conoscersi, accettarsi, viversi, loro dicono no, perché stanno bene per conto proprio, ognuno nella propria storia, nella propria stanza, chi con la fiat 500, chi col televisore in bianco e nero, chi con la brillantina, chi con lo smartphone e… chi più ne ha più ne metta.

Quando la campana della scuola vicina trilla con forza e si torna a casa, davanti al parco la processione dei cellulari con i ragazzi appresso si mostra quotidianamente agli occhi oscurati di don Ciccio, e lui pensa, ripensa, poi si accarezza i baffi e ricorda.

Ricorda l’inchiostro, la penna, il profumo della carta, ricorda la busta, la lettera, ricorda sua moglie, ricorda la guerra, ricorda il suo amico Mario, ricorda che quelle lettere odoravano di casa, di famiglia, della partita alle bocce, della caccia al coniglio, ricorda le sere negli anni di guerra, quando le scriveva al lume di un mozzicone di candela, lontano lontano. Per lui il mondo non era poi così veloce; le bombe arrivavano presto ma le risposte a quelle parole tardavano settimane e settimane; si aveva la pazienza di aspettare, di capire, di immaginare. Se avesse avuto whatsapp il suo mondo sarebbe stato sicuramente più veloce, più facile, o forse meglio dire, sarebbe stato diverso. Per un ragazzo è impensabile oggi immaginare quella carta, quelle righe da stendere, oggi si ha tutto in una sola mano, basta un click per arrivare da Messina a Milano, basta un click per vedersi, parlarsi, incontrarsi senza nemmeno vedersi, conoscersi senza nemmeno incontrarsi…

Ma si vive meglio grazie a questo universo virtuale?

I nostri rapporti umani sono favoriti o no dai social che fanno parte di noi? Sicuramente la facilità con la quale è possibile raggiungere persone lontane delle quali non abbiamo notizie da molto tempo e delle quali non sappiamo più nulla, rende tutto diverso. Grazie a questi mezzi virtuali possiamo riallacciare rapporti che difficilmente avrebbero potuto intrecciarsi nuovamente o magari trovare persone con le quali riuscire a dialogare nelle chat, instaurare nuove amicizie anche con individui di altri luoghi che mai avremmo potuto conoscere altrimenti. Abbiamo la possibilità grazie ai nostri smartphone di essere in continuo contatto con i nostri amici più cari, sapere cosa fanno in ogni singolo attimo della giornata e dire della nostra, possiamo video-chiamarci all’istante ed essere sempre presenti. E’ il mondo che cambia e ci cambia ed è inevitabile che questo accada. Il rovescio della medaglia è però insito in tutto questo cambiare, in tutta questa fiumana del progresso, dalla quale se non si sta attenti, si viene travolti. Nei nostri giorni fatti di tecnologia, di schermi, di tach-screen, stiamo correndo il rischio di virtualizzarci troppo, di perdere le coordinate, i punti saldi di noi stessi. Si rischia di perdere la naturalezza di viversi, incontrarsi, di conoscersi per un accidente non voluto. Si rischia di perdere la bellezza di parlare in piazza la sera, di sentire il rumore del suono, dei toni umani, del gesticolare, si rischia di raffreddare noi stessi per mezzo di un oggetto. Le persone vanno vissute realmente, conosciute di presenza, amate o odiate per quello che dicono a braccio, davanti a noi, senza la fredda ponderazione del pensiero che ci rende più macchine che carne e fiato. Un’amicizia che nasce scrivendo, non affiancata dal verbo vivendo, può col tempo non risultare una buona amicizia. La virtualizzazione può dare come risultato ultimo l’incomprensione. Come in ogni cosa, vi sono lati positivi e negativi e il mondo di internet ha pregi grandissimi, offre prospettive immense se adoperato con coscienza: poter arrivare in biblioteche lontane, leggere opere di autori importanti senza dover possedere nulla a casa. L’amicizia ne può godere se tutto questo resta un “anche” a tutto ciò che deve necessariamente venir prima. Don Ciccio ha imparato ad adoperare il cellulare, lo porta sempre con sé per poter sentire la moglie o i figli lontani, ma, appena siede sulla panchina e ritrova il mormorio di tutta una vita, con i suoi amici di sempre, mentre corrono le bocce, scappano i conigli, aumentano gli acciacchi, lui lo spegne e se ne dimentica, lo ripone nella sacca destra e continua, dolcemente, a respirare la vita.

SOPHIA CALISE

II E BS

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